Sutera, a fuoco furgone della coop che gestisce migranti «Increduli, qui l’accoglienza è sempre stata un successo»

«Non ce lo sappiamo spiegare, qui l’ostilità verso i migranti non è mai esistita, però all’autocombustione non ci credo». Diciotto ore dopo, Calogero Santoro non riesce a capacitarsi di quanto accaduto ieri notte a Sutera, piccolo centro del Nisseno dove alla guida dell’associazione I girasoli gestisce lo Sprar. Da queste parti l’accoglienza non è mai stata un problema, anzi l’arrivo dei rifugiati ha consentito al paese di rianimarsi e invertire il processo di spopolamento. E così è anche per questo che desta stupore il rogo che, intorno alle due, ha travolto il furgone dell’associazione. Il fuoco è divampato poco dopo la conclusione della messa di Pasqua. «Ce ne siamo accorti quando ancora era acceso, Sutera è un piccolo paese e anche se accendi un fiammifero si sente l’odore di fumo – commenta Santoro a MeridioNews -. Purtroppo però il mezzo è andato completamente distrutto».

Stamattina a occuparsi dei rilievi sono stati i carabinieri. Al momento non è esclusa nessuna pista. «Attendiamo che ci dicano come sono andati i fatti, anche se pare che all’interno sia stato trovato un masso. Potrebbe essere stato usato per rompere i vetri e gettare liquido infiammabile all’interno», prosegue Santoro. L’associazione, nel 2017, ha vinto l’appalto triennale per la gestione dello Sprar, prolungando così l’esperienza in paese iniziata nel 2014. «Non abbiamo mai avuto problemi, oramai alcuni dei migranti si sono stabiliti qui e vivono pienamente integrati – spiega -. Mi sembra assurdo che qualcuno abbia voluto danneggiarci, però il sospetto c’è». Nell’attesa di saperne di più, le attività dell’associazione andranno avanti. «Compreremo un altro mezzo e, data la solidarietà che ci è giunta in queste poche ore, magari qualcuno ci darà anche una mano».

Incredulo per quanto successo è anche il sindaco di Sutera Giuseppe Grizzanti. «L’ho saputo questa mattina e non ci credevo – dichiara il primo cittadino a MeridioNews -. A Sutera abbiamo deciso di fare la nostra parte sul fronte accoglienza dopo la tragedia di Lampedusa. In questi anni abbiamo dimostrato che l’integrazione è un traguardo raggiungibile e può fare bene anche alla comunità ospitante».


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