Il movimento politico Sud chiama Nord (ScN), fondato da Cateno De Luca, compie passi decisivi per superare i confini regionali siciliani e radicarsi sul piano nazionale. L’obiettivo dichiarato è puntare a una crescita che possa consolidare il posizionamento del partito, che guarda alle dinamiche dell’intero Mezzogiorno. La strategia punta a intercettare quel bacino di elettori […]
L’espansione nazionale di Sud chiama Nord: la strategia di Cateno De Luca
Il movimento politico Sud chiama Nord (ScN), fondato da Cateno De Luca, compie passi decisivi per superare i confini regionali siciliani e radicarsi sul piano nazionale. L’obiettivo dichiarato è puntare a una crescita che possa consolidare il posizionamento del partito, che guarda alle dinamiche dell’intero Mezzogiorno. La strategia punta a intercettare quel bacino di elettori del Sud Italia – dalla Sicilia fino alla Campania -, che spesso sperimenta tassi di partecipazione al voto inferiori rispetto ad altre aree del Paese. Secondo le stime e le ambizioni del movimento, il brand meridionalista e autonomista può puntare a un terzo dell’elettorato di riferimento. Con strategie diversificate – così come le eventuali alleanze – in base alla geografia delle sfide elettorali.
Le tappe chiave verso il manifesto nazionale
Il percorso di evoluzione politica di Sud chiama Nord è scandito da appuntamenti calendarizzati tra la fine dell’estate e l’autunno. Un momento di snodo sarà ad Assisi: con un confronto a porte chiuse con rappresentanti nazionali di diverse forze politiche, per delineare le traiettorie future e puntare al traguardo del 3 per cento su scala nazionale. Poi – il 27, 28 e 29 ottobre – è in programma la presentazione ufficiale del manifesto nazionale e della piattaforma programmatica di ScN a Roma. Un evento che vedrà l’ingresso nel progetto di ulteriori figure e movimenti politici, ridefinendo gli equilibri oltre i tradizionali blocchi di centrodestra e centrosinistra.
Il banco da far saltare in Sicilia passa da Agrigento
Mentre guarda a Roma, Cateno De Luca non trascura la Sicilia, dando una scossa anche agli equilibri locali. Emblematico è il recente sbarco del suo autoproclamato Governo di Liberazione nella provincia di Agrigento. Suggellato dall’ingresso nel movimento di tre consiglieri comunali di Favara: Gaspare Castronovo, Marianna Zampito e Salvatore Fanara. Questa mossa, definita dallo stesso leader come l’inizio di una strategia destinata a fare «saltare il banco cristallizzato», innesca un effetto domino. In vista di nuove alleanze per le prossime scadenze elettorali, comprese quelle amministrative e regionali del 2027. Indipendenti, sottolinea De Luca, dalle scelte nazionali: «In Sicilia ho ottenuto mano libera, in cambio di un passo indietro sulla mia candidatura a governatore».
Scadenze istituzionali e prospettive per i gruppi all’Ars
Il fermento politico innescato da Sud chiama Nord si intreccia con il dibattito sulla nuova legge elettorale. Un termine cruciale fissato da De Luca è quello del 14 ottobre, data entro la quale i deputati interessati dovranno compiere scelte definitive sulla possibile nascita di un nuovo gruppo parlamentare. Ma non si tratterebbe di un semplice allargamento di ScN, bensì di una struttura autonoma inserita nella più ampia strategia del Governo di Liberazione. Pensata per incidere in modo tangibile sia sugli equilibri interni all’Assemblea Regionale Siciliana sia sui rapporti di forza con le amministrazioni locali.