Stretta anti-bivacchi come a Roma, Firenze, Trieste? Ma lì le ordinanze sono per campi rom, droga e turisti

«Un’ordinanza sperimentata con successo a Roma, Firenze e Trieste». Lo dice il neo sindaco di Catania Salvo Pogliese che, in un video su Facebook, risponde alle critiche sollevate dal suo provvedimento anti-bivacchi. Multe e daspo urbani che riguardano diverse zone del centro storico e che andrebbero a colpire non solo i cosiddetti punkabbestia – contro cui hanno puntato il dito diversi titolari di pub -, ma anche i senza fissa dimora. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare che il capoluogo etneo possa continua a essere «il ritrovo degli sbandati di mezza Europa», grazie a «disordine e assenza di regole». Nei mesi scorsi, quando aveva ufficializzato la sua corsa a Palazzo degli elefanti, l’esponente di Forza Italia aveva già manifestato il suo dissenso per la situazione di corso Sicilia, i cui portici offrono riparo da anni a chi è senza fissa dimora. In tutto il centro città si tratta, secondo i numeri della Caritas, di una cinquantina di persone, per lo più catanesi. Una situazione fotografata in un servizio della trasmissione di Canale 5 Matrix, a cui Pogliese rispondeva: «Mi sento umiliato e profondamente offeso». Così è arrivata l’ordinanza anti-bivacchi, ispirata ad altre città italiane dove, a detta del sindaco, il provvedimento avrebbe riportato il decoro. Ma è davvero così? Lo abbiamo chiesto alle Caritas delle città citate dal primo cittadino. I quali hanno risposto con sorpresa e, nel solo caso di Trieste, con molti distinguo.

A Roma si interviene contro schiamazzi e droga
«Non mi risultano ordinanze che riguardano i senza fissa dimora». Si stupisce della domanda Alberto Colaiacomo, addetto stampa della Caritas diocesana della Capitale. «Parlando di daspo urbani, i provvedimenti sono stati presi piuttosto per i continui schiamazzi e lo spaccio di droga nelle zone di San Lorenzo e del Pigneto», spiega. Aree di movida frequentate dai giovani, dove non mancano cani, bivacchi di chi beve per strada e musicisti di strada. I clochard in centro città ci sono sempre stati: «Parliamo di circa sette-ottomila persone senza tetto in tutta l’area di Roma, la maggior parte in centro città – continua il referente Caritas – Nelle zone vicine alle stazioni, ma anche nei ponti sul Tevere e in piazza San Pietro». E proprio del Vaticano si era parlato lo scorso settembre, quando si era deciso di dare una stretta alla presenza dei senza fissa dimora. Non cacciandoli, ma trovando un accordo: a fronte di bagni, docce, un dormitorio e la possibilità di continuare a dormire sotto i portici, è stato chiesto loro di liberare le aree al mattino durante le operazioni di pulizia.

A Firenze l’ordinanza anti-bivacchi è per i turisti
«Questi sono tentativi di nascondere i problemi per l’incapacità a risolverli». È netto il giudizio di Alessandro Martini, direttore della Caritas diocesana fiorentina. Che della situazione nella capitale italiana dell’arte racconta tutta un’altra storia. «Qui i provvedimenti sono stati presi nei confronti dei turisti che bivaccano mangiando e bevendo in giro per la città e che, a causa del loro enorme numero, creano anche ingorghi nel traffico», spiega. Storia a parte, e che pare avere funzionato a metà, è l’ordinanza che mirava a colpire i clienti delle prostitute: «In effetti sono scomparse, ma si sono solo spostate nei paesi vicini». Storia simile per l’ordinanza anti-accattonaggio, «pensata per i lavavetri»: tornati già al loro posto dopo poco tempo. «Per quanto riguarda i senza tetto, non è che qui non ne abbiamo – specifica Martini – sono non meno di duemila in tutta l’area di Firenze, quasi la metà italiani e la maggior parte concentrati in centro, anche in zone turistiche e sulle scale degli edifici sacri. È che a nessuno è mai venuto in mente di affrontare la questione in questo modo».

A Trieste, dopo le polemiche, la soluzione sono i servizi
Bisogna arrivare all’estremo nord del Paese per parlare di ordinanze specifiche anti-bivacco, sebbene in un contesto diverso da quello etneo. Anche in quel caso, il provvedimento è stato accolto tra polemiche, ricorsi al Tar e cronache locali che lo hanno bocciato come «provvedimenti da sceriffo» dell’allora neo insediato governo cittadino di centro-destra. Ma soprattutto, raccontano i giornalisti triestini, nella pratica non ha cambiato nulla. A fare dei distinguo è il direttore della locale Caritas, don Sandro Amodeo. Tutto sarebbe nato per la presenza, accanto all’ingresso al centro storico cittadino, di un’area portuale trasformata in campo rom. In quel caso, l’ordinanza anti-bivacchi ha portato a multe – anche quelle più simboliche che reali entrate nelle casse comunali – e a un solo caso di daspo urbano. Il provvedimento, sebbene sulla carta riguardi anche i senza tetto, avrebbe avuto un impatto relativo su di loro, «perché a Trieste in pochi dormono per strada – spiega Amodeo – Chi dorme nella zona della stazione, ad esempio, lo fa per scelta e non siamo mai riusciti a coinvolgerlo nei centri diurni e notturni nostri e di altre associazioni». Una situazione che non si potrebbe definire d’emergenza, tant’è che «anche qui è stata accolta tra le polemiche – racconta il sacerdote – Alla fine però si sono spente perché, nella pratica, ha prevalso il buonsenso e qui sono i vigili urbani che accompagnano le persone che si trovano per strada presso le nostre strutture».


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