Strage Altavilla, gli indagati non rispondono al gip: «La fede per loro è totalizzante»

Tutti sono rimasti zitti. Non ha parlato Giovanni Barreca, l’imbianchino accusato di avere ucciso la moglie Antonella Salamone e i figli Kevin ed Emanuel di 16 e cinque anni «per liberare dal demonio» la loro casa ad Altavilla Milicia (in provincia di Palermo). E della facoltà di non rispondere davanti al giudice per le indagini preliminari di Termini Imerese nel corso degli interrogatori di garanzia si sono avvalsi anche i due che, per l’accusa, sarebbero stati suoi istigatori e complici: Massimo Carandente e Sabrina Fina, entrambi fanatici religiosi e anche loro seguaci dell’ex parrucchiere barese che si è autoproclamato santone guaritore Roberto Amatulli. Al termine dell’udienza dei tre, che sono stati fermati domenica per omicidio e soppressione di cadavere, il magistrato si è riservato la decisione sulla convalida dei provvedimenti restrittivi. Per tutti e tre il pubblico ministero ha chiesto la custodia cautelare in carcere.

«Il mio cliente è sotto choc. Non si rende conto di quello che è successo. Mi ha solo ripetuto che vuole bene alla sua famiglia». A parlare alla fine dell’udienza per la convalida dei fermi è l’avvocato Giancarlo Barracato, il legale di Barreca, mentre nella casa di via Reggia Trazzera Marina di Granatelli continuano gli accertamenti e si attende di capire cosa emergerà dall’autopsia sui tre cadaveri che è già stata fissata per sabato. «Nei prossimi giorni – aggiunge il difensore – avremo modo di capire meglio. Al momento, Barreca è profondamento provato e sembra non capire ciò che è avvenuto. Mi ha raccontato cose della sua famiglia e sostiene di avere fatto gli interessi dei suoi cari. Non si può parlare di pentimento – conclude – proprio perché, non capendo cosa è successo, sorvola sui fatti».

E a dare qualche elemento in più sono anche gli avvocati Sergio e Vincenzo Sparti, i legali della coppia indagata. «Entrambi si dicono innocenti – ribadiscono – Sono isolamento e Carandente ci ha riferito di essere stato minacciato e intimidito in carcere». Anche loro, come Barreca, hanno scelto di non dire nulla nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari che dovrà convalidare i fermi. «Sono molto religiosi, la fede è totalizzante per loro – spiegano gli avvocati – e sono molto provati». Entrambi hanno ammesso di avere conosciuto Barreca ma sostengono che si tratti di una conoscenza molto recente e non intima. «C’è un fervore religioso totalizzante in loro – dichiarano i legali – ma bisogna capire alcune cose. Al momento – concludono i difensori – non siamo entrati nel dettaglio dei fatti».


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