StMicroelectronics, continuano le proteste dei sindacati «Misure non ancora sufficienti per la salute dei lavoratori»

«Riteniamo che i protocolli di sicurezza adottati in StMicroelectronics ai fini del contenimento del Covid-19 non sono ancora sufficienti a garantire al cento per cento la salute dei lavoratori». La Uilm continua a dare battaglia allo stabilimento della zona industriale di Catania: ancora sciopero, con il sistema dei «multipli di 30 minuti», fino all’ultimo turno del 3 maggio 2020. Il tema, ormai, è entrato nella quotidianità dei lavoratori che continuano a recarsi in azienda. Organico ridotto all’osso, tanto telelavoro, eppure qualcosa che continua a non andare giù alle sigle sindacali c’è.

«Rimodulare orari di ingresso/uscita – chiede la Uilm – con l’uscita anticipata di trenta minuti per la squadra smontante». In modo da evitare che chi entra incroci chi esce, con il rischio assembramento dietro l’angolo. Poi «salette ristoro adeguate al rispetto delle distanze di sicurezza» e «mascherine monouso di tipo Ffp2 usa e getta anche in clean room, almeno tre al giorno», cioè lo stanzone all’interno del quale avviene la produzione dei preziosi microchip dell’Etna valley. 

In StMicroelectronics ci sono stati tre casi di contagio da coronavirus: uno degli ingegneri, in servizio al modulo M5 come il primo contagiato, si trova ancora in ospedale. È risultato, invece, negativo l’altro collega del quale si attendeva l’esito del tampone. Secondo quanto appreso da MeridioNews, la sanificazione delle aree comuni dovrebbe avvenire attraverso un sistema di micronebulizzazione (a esclusione delle «clean room»): gli interventi dovrebbero concludersi il 26 aprile e ai sindacati dovrebbe essere fornito un calendario. Le altre richieste, però, rimangono sul piatto.

Così alla Uilm si è aggiunta stamattina anche la Usb di Catania, che ha chiesto un incontro al prefetto Claudio Sammartino. Sulla sanificazione, in particolare, l’Unione sindacale di base vuole una cosa precisa: che avvenga in assenza di lavoratori e lavoratrici, con lo stabilimento chiuso e tutta in una volta. Anziché, come anticipato dal colosso della microelettronica, in blocchi diversi.


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