Gela, due 17enni arrestati per la spaccata in gioielleria: «Qui lo zoccolo duro della delinquenza minorile»

È il 19 agosto, nel cuore del centro storico di Gela, in provincia di Caltanissetta. Sono le ore calde del pomeriggio, le strade sono animate da turisti, residenti e commercianti. All’improvviso due giovani, appena 17enni – che oggi sono stati arrestati – si presentano a piedi in via Damaggio Fischetti. Indossano tute da lavoro, il volto coperto, in mano stringono pesanti mazze da cantiere. Si fermano davanti alla vetrina di una gioielleria. Colpi violenti, secchi, ripetuti. La lastra blindata resiste, poi cede tra l’indifferenza e l’incredulità di chi assiste. In pochi secondi i due fanno razzia: afferrano quanti più preziosi riescono – un bottino stimato intorno ai 40mila euro – e si dileguano tra i vicoli del centro. Ma la fuga non è impeccabile. Alcuni gioielli cadono a terra. Le telecamere mostrano passanti che li raccolgono, senza mai restituirli. Un dettaglio che aggiunge un’ombra ulteriore a una vicenda già inquietante: alla violenza dei due ragazzi si somma l’omertà, o l’opportunismo, di chi ha scelto di non vedere.

Un piano improvvisato

Il colpo, raccontano gli investigatori, non sembra frutto di una lunga preparazione. I due avevano acquistato le mazze e i guanti poche ore prima. Dopo l’assalto, si cambiano in fretta d’abito in un parcheggio, pensando di cancellare le tracce. Ma uno dei ragazzi si ferisce a una mano. E soprattutto non hanno fatto i conti con le telecamere di sorveglianza che riprendono ogni dettaglio della scena. Gli agenti del commissariato analizzano i filmati, incrociano le testimonianze e in meno di 24 ore identificano i responsabili. Nelle perquisizioni vengono trovati abiti, tute e strumenti usati per la spaccata. Della refurtiva, però, ancora nessuna traccia.

Le parole della polizia

«In appena 24 ore abbiamo individuato i responsabili – sottolinea il primo dirigente del commissariato di Gela Emanuele Giunta – grazie al lavoro sinergico dei miei uomini. Dispiace solo che, sebbene tutto sia avvenuto in pieno giorno, non abbiamo potuto arrestarli in flagranza perché nessuno si è preso la briga di allertare le forze dell’ordine, nonostante a quell’ora ci fosse tanta gente in giro». Un rammarico che fotografa il paradosso: due minorenni travisati, armati di mazze, agiscono in centro città senza che nessuno, tra i presenti, scelga di intervenire.

Il quadro della procura minorile

Per la procura per i minorenni, il caso è il riflesso di un fenomeno radicato. Ragazzi poco più che adolescenti che scelgono la via della violenza per sentirsi forti, spesso figli di contesti familiari difficili, quasi sempre lasciati soli. «Gela rimane lo zoccolo duro della delinquenza minorile – spiega il procuratore Rocco Cosentino – ma ci sono anche esempi virtuosi di giovani che scelgono di cambiare vita. Nel 99 per cento dei casi, i minori commettono reati a causa dei genitori e delle condizioni della famiglia». Cosentino usa un paragone forte, evocando Arancia meccanica: «La ferocia e la spettacolarità di certi episodi – dice – ricordano l’estetica di un film sulla violenza cieca». Eppure, dietro quella brutalità, ci sono storie di fragilità, ambienti che producono devianza più che alternative.

Un doppio segnale

La spaccata del 19 agosto diventa così un doppio simbolo. Da un lato la capacità investigativa delle forze dell’ordine, che in meno di un giorno chiudono il cerchio e assicurano i due minori alla giustizia. Dall’altro, il silenzio della città: nessuna chiamata, nessuna segnalazione, nonostante il colpo sia avvenuto davanti a decine di testimoni.


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