Soldi spesi bene/ Il futuro della pesca? Parole, parole, parole…

Cari pescatori siciliani, state morendo. In mare ci sono sempre meno imbarcazioni da pesca. Il pescato è sempre più scarso. Il gasolio è sempre più caro. L’Unione Europea vi propina regolamenti e direttive che rendono sempre più difficile il vostro lavoro. E, se sgarrate, sappiate che i controlli sono diventati tremendi. Ebbene, per dirvi tutte queste cose ci prendiamo pure un po’ di soldi. Quanti? Non lo sappiamo. Verificatelo voi.

I soldi: come si fa a pensare allo “sterco del diavolo” (il vil denaro nella definizione evangelica), quando di mezzo c’è una ‘convegnessa’ internazionale così importante?

Signori e signore, lettori e lettrici: ecco a voi la tre giorni mazarese (Trapani) dello “Slow Sea Land”, organizzata da Regione siciliana, Slow food Italia, Distretto della pesca (Cosvap), Comune di Mazara del Vallo e Ice (Istituto per il commercio con l’estero). L’occasione per presentare l’interessantissimo il Report 2011 della pesca e dell’acquacoltura sicula, senza il quale i pescatori rischiano di non cenare per una settimana intera.

Come se le Marinerie siciliane, che sono alla fame, non lo sapessero, ecco che il coordinatore dell’Osservatorio, Giuseppe Pernice, lancia l’allarme: “Al 31 dicembre 2011 risultano in attività nei porti siciliani circa 3 mila battelli da pesca, 81 in meno rispetto al 2010. Si è ridotto il pescato e si sono persi nel 2011 circa 2 mila posti di lavoro. Oggi, in Sicilia i pescatori sono 8 mila contro i 23 mila del 1997, di cui quasi 14 mila occupati nella pesca d’altura”.

L’abbiamo detto, no? La pesca siciliana è in crisi. Che la Regione? Invece di intervenire con provvedimenti concreti in favore del settore, organizza un bel convegno di tre giorni. Per informare i pescatori siciliani della crisi. E la legge regionale numero 25 approvata alla fine dello scorso anno? E i milioni di euro stanziati per i pescatori?

Purtroppo non c’è stato il tempo di applicarla. Capita. Adesso non cominciamo con le polemiche futili. La Regione non spende i miliardi dell’Unione Europea e si deve preoccupare di non spendere un decina di milioni di euro per i pescatori? Andiamo…

Nella sofferenza e nell’indigenza anche i pescatori siciliani ritrovano il vero rapporto con la vita. In compenso, la Regione sta spendendo 270 mila euro per questi tre giorni di dibattiti. Da lunedì mattina saremo tutti più colti.

I pescatori non hanno nulla – a parte qualche pesce – da mettere in pentola? C’è il report: cucinato con le cipolle, il pomodorino, il prezzemolo, sale e pepe quanto basta è una delizia…

Insomma: parole, parole, parole… Come nella celebe canzone di Mina. “Alla luce dei cambiamenti socio-politici che hanno interessato negli ultimi mesi molti Paesi, il Rapporto propone una nuova strategia comune per la pesca nel Mediterraneo basata sui principi della ‘Blue economy’, cioè sulla responsabilità individuale e multilaterale per la salvaguardia delle risorse ittiche attraverso una pesca razionale ed ecosostenibile” e bla, bla bla.

Quindi la cooperazione fra i Paesi rivieraschi. Tutti insieme a chiacchierare sul futuro della pesca: turchi, algerini, tunisini, egiziani. Scusate: perché sono stati esclusi i cinesi?

Foto tratta da soffiarenelvento.wordpress.com

 


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Cari pescatori siciliani, state morendo. In mare ci sono sempre meno imbarcazioni da pesca. Il pescato è sempre più scarso. Il gasolio è sempre più caro. L'unione europea vi propina regolamenti e direttive che rendono sempre più difficile il vostro lavoro. E, se sgarrate, sappiate che i controlli sono diventati tremendi. Ebbene, per dirvi tutte queste cose ci prendiamo pure un po' di soldi. Quanti? non lo sappiamo. Verificatelo voi.

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