Sinistra e centrosinistra

Prendi un libro di Karl Marx, “Gli scritti Filosofici giovanili”, che esce dalla borsa di Rossella Alessandrini, mentre nell’aula 18 del monastero dei benedettini si confrontano le due anime della sinistra universitaria. Prendi il libro e scopri la frattura che scuote anche a livello studentesco i movimenti dei Collettivi e i rappresentanti di una lista come Universinistra, dall’anima più ulivista.
I loro volti, gli atteggiamenti, le loro aperture e le loro chiusure, le provocazioni e la diffidenza rappresentano lo specchio fedele del loro sentire politico.
Lo sguardo imbarazzato di Rosalba Di Perna, la dialettica di Otello Marilli, il moderatismo navigato di Giuseppe Saccullo sono tutti segni di una partecipazione magari disorganizzata ma senza dubbio vitale.

Ed è così che un viaggio ideale nelle differenti espressioni della sinistra ci porta a trovarci faccia a faccia con il Collettivo di lettere.
La chiacchierata è stimolante e parlare di massimi sistemi non risulta né pesante né sterile.
Rossella Alessandrini solleva le sopracciglia e attacca:

“Assistiamo ad uno svuotamento culturale, la riforma Zecchino e ancor peggio quello che sembra emergere dalla riforma Moratti, ha prodotto abbandono piuttosto che autonomia, svuotamento del valore formativo globale dell’insegnamento universitario a fronte di un necessario processo di svecchiamento”.

Elisa Passatore, candidata al Consiglio di Facoltà, aggiunge:
“È vero non c’è più un’identità culturale, cultura è ciò che ci appartiene, ci forma e ci dà gli strumenti per costruire il nostro futuro.
l’Università come un’officina delle idee, è qui che bisogna pensare e produrre anche se purtroppo assistiamo a un diffuso disinteresse da parte degli studenti”.

Quella di Elisa è una timidezza passionale; quell’insicurezza di chi è da poco entrato a far politica e di questa ne subisce il fascino e la severità.
Otello Marilli è un paziente, la sua pacata fermezza ci colpisce e colpisce la sua rara capacità di non sovraccaricarsi mai e di non farsi bluffare dal fuoco politico.

“Il nostro progetto di Università si fonda su tre elementi: pubblica di massa e di qualità.
È necessario costruire una coscienza solidale critica che si opponga all’attuale deriva individualistica.
La politica universitaria la immagino su due livelli:
il primo di battaglie ideali, il secondo di trasparenza sulle questioni didattiche: “nelle piazze a manifestare nelle istituzioni per cambiarle”.

Assemblea e condivisione sono i momenti fondanti delle cellule di movimento del Collettivo oggi presente pressoché in tutte le Facoltà con rappresentanti nei consigli di Ingegneria, farmacia, Lettere e Scienze. E a chi li accusa di anacronismo, Rossella con un’espressione che tradisce il tumulto dei suoi sentimenti politici risponde: ”Non si può fare politica senza conoscere la storia, è dalla storia che impariamo gli errori/orrori da non ripetere”
Il pensiero ritorna a Marx e i suoi scritti giovanili…

Non c’è paura neanche nei ragazzi di Universinistra, come nei ragazzi di Uniti nell’Ulivo a rivendicare l’appartenenza politica.
I simboli, i loghi e gli slogan sono i primissimi elementi che attraggono la nostra attenzione e poi, e poi quell’aula, la 18, così piccola ed irregolare ma di così grande valore di coesione.
Massimo Caponetto consigliere uscente nelle liste di Universinistra sottolinea:
“C’è un’ideologia di riferimento ma l’importante è essere trasparenti nei confronti dei nostri colleghi; non sempre sono necessari i massimi sistemi a volte sono più importanti programmi chiari e mirati”.

Rosalba di Perna ascolta con la tensione che nasce dall’inesperienza e osserva:
“E’ importante informare per partecipare, ho deciso di candidarmi perché sento la necessità, comune alla maggior parte degli studenti, di avere dei riferimenti. Ho scelto Universinistra per un progetto condiviso, concreto e trasparente.”

Mario Cicala porta gli occhiali e ha un nodo in gola che non riesce a trattenere mentre il telefonino di Massimo Caponetto squilla in continuazione. Ci dice Mario: ”Manca un progetto globale nel nostro ateneo e ad essere penalizzate sono soprattutto le discipline umanistiche. Penso sarebbe stato meglio migliorare i vecchi corsi piuttosto che moltiplicare l’offerta formativa, soprattutto quando questo avviene a costo zero. Dobbiamo essere noi i protagonisti della vita universitaria, oggi non abbiamo più maestri che ci indichino un percorso, allora siamo noi che dobbiamo crearne nuovi liberandoci dai fantasmi del passato”.

Gabriele Infranca un po’ in disparte e con un pizzico di diffidenza alla fine sottolinea:
“La riforma del 3+2 ha contribuito a creare “corsi di Laurea fantasma”, in alcuni casi manca un progetto specifico. Ci troviamo stesse materie e professori che devono sperimentare competenze per loro assolutamente nuove. Vorremmo laboratori più specifici e più moderni ma, soprattutto, vorremmo conoscere cosa ci attende con le lauree specialistiche”

e allora Massimo Caponetto incalza “I nuovi corsi sono stati delle esche e soprattutto il mondo del lavoro non è pronto a questa rivoluzione, azzardando una metafora direi: una carrozzeria nuova per un motore vecchio”

Mario Cicala, con orgoglio, sottolinea il successo delle liste di sinistra nelle precedenti elezioni “A Lettere abbiamo cinque rappresentanti su nove, a Scienze della comunicazione 3 su 5”.
Suo fratello Giuseppe coordina gli studenti della sinistra giovanile e ci dice:

“Come centrosinistra siamo riusciti a mettere in campo una settantina di liste, per un totale di quasi ottocento candidati”. E sulla Riforma Moratti rafforza: “Più che una riforma è una controriforma reazionaria che paralizza un progetto di sviluppo. Credo che anche la riforma Zecchino sia stata in parte incompleta poiché spesso ha istituito Corsi di laurea senza creare servizi. Ma è innegabile che il centrosinistra considerava la ricerca e l’innovazione un momento centrale della propria attività di governo, mentre il centrodestra sembra orientato piuttosto a privatizzare e smantellare l’Università”.

La fase più stimolante del dibattito prende forma alla “voce” Generazione Invisibile; Giuseppe la pronuncia individuandola in quell’universo giovanile disilluso e molecolarizzato che ha perso fiducia nella politica odierna, fatta e costruita nelle remote stanze dei bottoni.
Ma quanto conta lo studente oggi? Giuseppe Saccullo, uno dei coordinatori dei giovani della Margherita, non si preoccupa nel dire che oggi lo studente conta poco perché isolato e privo di una proposta unitaria. Il suo è un parlare deciso e di chi conosce bene il mestiere:
“Il nostro progetto politico pone l’Università al centro, il mondo accademico come volano per il mondo del lavoro. A Catania un processo di questo genere era stato avvito dalla giunta Bianco: creare un circuito virtuoso tra Università e territorio, noi abbiamo il diritto e il dovere d coinvolgere i nostri deputati nazionali in rapporto di crescita e di confronto non di sudditanza.”

La sensazione che ci resta addosso anche dopo l’ultimo incontro è di moderata soddisfazione, forse per il buon lavoro svolto, forse per il caffè offertoci, forse per le buone reazioni ottenute.
Il centrosinistra giovanile d’oggi è questo. Appare come il riassunto perfetto della riflessione dopo la manifestazione, del dibattito dopo un film appassionato, di una contraddizione razionalizzata.


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