Sillabario politico/ Il Governo dei tecnici

di Lorenzo Ambrosetti

Si è assistito recentemente, sia a livello nazionale che regionale, all’emergere del Governo dei tecnici, intesi questi ultimi, come soggetti portatori di un bagaglio di conoscenze specialistiche che li conducono direttamente, cioè senza il tramite della legittimazione popolare, alla gestione complessiva della cosa pubblica.

Secondo la tesi più accreditata, i tecnici costituirebbero una vera e propria classe sociale caratterizzata dall’emancipazione del potere dai suoi tradizionali connotati politici, e dall’assunzione di una diversa configurazione, spoliticizzata e di competenza. Si assiste, in altri termini, ad un vero e proprio spossessamento della funzione di “Decision making” sulla cosa pubblica ad opera degli esperti, i quali prendono il posto degli uomini politici. (a destra, foto tratta da cronacheisontine.it)

La conseguenza principale di ciò è che la decisione di tipo politico, normalmente aperta alla discrezionalità, cede il campo ad una decisione frutto di precisi calcoli e previsioni, quindi del tutto priva di residui discrezionali.

I tecnici sono la conseguenza di sistemi sociali che hanno superato la rivoluzione della macchina, ma che affrontano la seconda rivoluzione industriale: quella dell’organizzazione. In altre parole, il tecnico è uno specialista, cioè un attore sociale dotato di competenza in un particolare settore dell’esperienza collettiva, e che svolge il suo ruolo secondo un programma di efficienza.

Indiscutibilmente la presenza dei tecnici nella vita politica di un Paese è legata, e si può dire quasi è una funzione, dell’aumentato rilievo del momento economico. Alcuni pensano che i tecnici, col passare del tempo, prenderanno decisamente il posto dei politici nella gestione della cosa pubblica; altri, invece, ritengono che la politica sia in qualche maniera insostituibile e che quindi la gestione delle decisioni collettive rimarrà comunque riservata ad una ben precisa classe sociale.

Una cosa comunque è certa. Si va diffondendo sempre di più l’idea della preminenza dell’efficienza e della competenza dove la concezione della politica degrada a regno dell’incompetenza e della corruzione. Il tecnico, sempre di più, spodestando il politico, determina sia i mezzi sia i fini dell’azione sociale.

Ma restano aperte comunque due questioni.

La prima è se basti la competenza a decidere sui fini dell’azione sociale, quando questa richiama molto spesso valori, scelte di civiltà e persino considerazioni metafisiche.

La seconda riguarda il problema relativo alla conquista e conservazione del potere.

Il tecnico potrebbe prendere anche decisioni che gli consentono di conservare il potere, anche se non rispondenti ai dettami della competenza e dell’efficienza.


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