Sicurezza in Sicilia: i sindaci invocano Roma, ma l’aiuto fai da te potrebbe arrivare dallo Statuto autonomista

Dalle violenze sessuali alle rapine e aggressioni ai danni dei turisti. Passando per le risse e la movida selvaggia. A tenere banco da settimane è il tema della sicurezza nelle grandi città della Sicilia, con i sindaci che chiedono al governo nazionale di affrontare la situazione in modo più deciso. Senza ottenere, almeno al momento, alcuna vera risposta. Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, nei mesi scorsi, aveva chiesto l’intervento dell’esercito per sedare le violenze che, sempre più spesso, si verificano nel territorio etneo. Poco dopo, anche il primo cittadino di Palermo, Roberto Lagalla, dopo gli ultimi e ravvicinati episodi in città, è andato a Roma per incontrare il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, senza però portare a casa alcun risultato. Che, invece, potrebbe arrivare dallo Statuto speciale della Regione Siciliana, come già successo in passato.

Finora, la lettura pubblica di Lagalla, appoggiato dallo stesso ministro, va nella direzione della minimizzazione, parlando di «casi isolati» e utilizzando frasi fatte diventate, in merito, emblematiche: come «una rondine non fa primavera», insomma, sei aggressioni a 14 turisti in meno di un mese non farebbero un’emergenza. Nonostante per molti le rondini somiglino più a dei falchi che, ogni sera, aggrediscono cittadini e visitatori, soprattutto nel triangolo che comprende i quartieri della Vucciria, di Ballarò e il Capo. I vecchi mercati storici di Palermo, ridotti a vicoli da cui scappare per non essere picchiati o rapinati. A chiedere maggiori controlli e sicurezza sono albergatori, ristoratori, associazioni e le stesse circoscrizioni, ma anche quello che è stato fatto – come i presidi fissi delle forze dell’ordine alla Vucciria – risulta essere troppo poco per arginare il fenomeno. Una soluzione, però, potrebbe arrivare dallo Statuto speciale della Regione Siciliana, che consentirebbe al presidente della Regione di prendere la situazione in mano, indipendentemente dalle indicazioni statali e del ministero dell’interno.

«L’articolo 31 del nostro statuto consente al presidente della Regione di agire nel momento in cui, sul territorio regionale, si presenti una situazione anomala che interessa l’ordine pubblico», spiega Maria Francesca Briganti, coordinatrice dell’associazione Le partite Iva Italia per la Regione Siciliana. Secondo la lettura della comunità che si occupa di tutelare la microimpresa, il presidente Renato Schifani potrebbe insomma «collocare le forze di polizia a seconda della necessità – continua Briganti – Per capirci: se in questo momento c’è un allarme sicurezza a Palermo, tra spaccate dei negozi e violenze, allora è necessario che vi sia una gestione unica delle forze dell’ordine sul territorio sia provinciale che regionale». Un modo per aggirare la carenza di organico, drammatica in diverse zone della Sicilia, delle forze di polizia, soprattutto municipale.

«Il presidente della Regione può mettersi a capo della Polizia dell’Isola, quantificare le risorse, chiedere a Roma quelle che servono e coordinarle – precisa ancora Maria Francesca Briganti – Così come ha fatto Nello Musumeci durante il periodo Covid, inasprendo le norme in Sicilia, rispetto a quelle emanate a livello nazionale, attraverso il ricorso proprio all’articolo 31». Una necessità urgente, secondo l’associazione, soprattutto «per mettere in sicurezza la città di Palermo che, in questo momento, sta soffrendo molto – conclude la referente siciliana – E questa non è una buona cartolina per tutta l’isola, tanto che i turisti ormai disdicono in massa le prenotazioni nelle nostre strutture ricettive».


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