Foto di Dario De Luca

Sicilia: Pd, «252 ambulanze ma solo 100 medici a bordo»

«Il buco nero della sanità siciliana non ha confini. I pronto soccorso sono assediati e in sofferenza per la carenza di medici, ma i disservizi investono anche i servizi territoriali, con un progressivo e inesorabile smantellamento di alcuni presidi fondamentali per garantire la salute dei cittadini. È il caso della mancanza di medici nelle ambulanze del 118 che, secondo i nostri dati, si aggira attorno al 40 per cento. In Sicilia su 252 ambulanze solo poco più di 100 viaggiano con il medico a bordo.

Per coprire turni e organico servirebbero 590 professionisti, ma quelli effettivamente in servizio sono circa 400. Un vuoto d’organico relativo alle ambulanze medicalizzate si ripercuote, con irreparabili conseguenze, sull’attività di emergenza dei territori delle aree interne come testimoniato dai fatti accaduti di recente non solo a Scicli. Ma anche ad Adrano, Bronte e Randazzo dove, nei mesi scorsi, è stata inviata un’ambulanza senza medici a bordo per un incidente stradale e per il ferito non c’è stato nulla da fare».

Carenze sui servizi territoriali

Lo dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo che annuncia «una mobilitazione a tutela della salute dei cittadini siciliani. L’obiettivo è chiedere l’immediato ripristino dei servizi territoriali di primo soccorso ed emergenza soppressi o depotenziati. A questi si aggiunge anche la recente chiusura, ad inizio anno, della postazione di ambulanza medicalizzata 118 a Riposto che indebolisce un territorio già evidentemente carente di servizi territoriali».

«Alla Regione sono sordi e – prosegue – continua a demolire la rete che fornisce l’assistenza sanitaria e medica in vaste aree della Sicilia. Colpisce poi che alcuni primi cittadini ed esponenti della maggioranza di centrodestra si stupiscano e chiedano ora, con lacrime di coccodrillo, ai loro dante causa di intervenire. Occorre più senso delle istituzioni, maggiore tutela della cittadinanza e meno ipocrisia. I presidi territoriali di prossimità – concludono – non devono chiudere».


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