Quasi 10mila operazioni economiche sospette in un anno: la Sicilia è al sesto posto nella classifica nazionale. È quanto emerge dal report delle segnalazioni arrivate nel 2025 all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Un numero che non stupisce che, come spiega Gabriele Urzì, segretario Fabi Palermo, conferma un trend in atto da anni. «In […]
Operazioni economiche sospette: quasi 10mila in Sicilia, al sesto posto in Italia
Quasi 10mila operazioni economiche sospette in un anno: la Sicilia è al sesto posto nella classifica nazionale. È quanto emerge dal report delle segnalazioni arrivate nel 2025 all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Un numero che non stupisce che, come spiega Gabriele Urzì, segretario Fabi Palermo, conferma un trend in atto da anni. «In Sicilia sono state 9.119 le segnalazioni – aggiunge -. Il 5,6 per cento del totale, con un aumento del 2 per cento rispetto all’anno precedente». Dati che rispecchiano maggiori controlli, ma anche la presenza di «in aree economiche vulnerabili a infiltrazioni criminali».
I movimenti sospetti: canali e tipologia
Le segnalazioni e la loro crescita, secondo i dati, riguarda tutti i canali in cui transita il denaro. Dalle banche agli istituti di pagamento, dagli operatori non finanziari ai professionisti. Con maggiore evidenza nell’ambito «degli strumenti digitali e dall’evoluzione delle tecniche di riciclaggio, che richiedono un monitoraggio sempre più sofisticato», aggiunge il dirigente Fabi. A detenere il primato nazionale è la Lombardia, seguita dalla Campania. In Sicilia, la maggior parte delle segnalazioni riguarda movimentazioni di contante non coerenti con il profilo economico di chi le compie. Ma anche operazioni frazionate, un uso anomalo di conti online e sistemi di pagamento digitali. E, infine, «trasferimenti internazionali verso Paesi a rischio – continua Urzì – e attività sospette nel settore immobiliare e commerciale».
Il ruolo degli intermediari
A effettuare le segnalazioni sono per di più banche e istituti di pagamento. «Ma cresce anche l’attenzione di notai, commercialisti, operatori del settore giochi, società di servizi e fintech – racconta Urzì -. Un segnale positivo, che indica un ampliamento della cultura della conformità e una maggiore capacità di intercettare fenomeni sospetti». In un sistema antiriciclaggio in continua evoluzione, che cerca di tenere il passo con le nuove tecnologie.