Un uomo con la faccia di franz biberkopf lo invita al suo tavolo. Non è possibile, pensa, franzino biberkopfino, ex cementiere e facchino, ex carcerato e ruffiano e senza un braccio è morto. Persino la berlino del 28 non esiste più. Né i cieli, né le nuvole del 28 esistono più. Né la piccola mieze, uccisa a freienwald da quel porco di reinhold, esiste più. Né alfred doblin più né la sua berlin alexanderplatz esistono più. Comunque, a sentir lui, ne ha di cose da raccontargli. Così si convince e si accofola. La poltroncina comoda, il tavolino a misura, due boccali di birra chiara, e il traffico oltre i vetri che scorre liscio e senza sonoro. E tutto a posto.