Tredici anni dopo l’apertura del primo processo c’è la sentenza a carico di Angelo Lombardo, fratello dell’ex governatore Raffaele. Il politico autonomista è stato condannato per corruzione elettorale aggravata a 2 anni e 3 mesi mentre è stato assolto dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto una […]
Mafia, sentenza Angelo Lombardo: il fratello dell’ex presidente condannato a 2 anni e 3 mesi
Tredici anni dopo l’apertura del primo processo c’è la sentenza a carico di Angelo Lombardo, fratello dell’ex governatore Raffaele. Il politico autonomista è stato condannato per corruzione elettorale aggravata a 2 anni e 3 mesi mentre è stato assolto dal reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Nei suoi confronti la procura aveva chiesto una condanna a 10 anni. Il dispositivo è stato letto in aula dalla giudice Anna Grazia Caserta. Sessantacinque anni, originario di Grammichele in provincia di Catania, Angelo Lombardo da diverso tempo non riveste incarichi istituzionali. Il testimone politico è stato raccolto dal figlio Giuseppe, attuale deputato all’Ars per il Movimento per le autonomie. Lombardo senior è stato prima deputato a Palermo e poi parlamentare a Roma grazie al successo ottenuto alle politiche del 2008.
Nello stesso processo la corte ha condannato per corruzione elettorale aggravata a quattro anni e quattro mesi il boss Enzo Aiello e a tre anni e due mesi il geologo Giovanni Barbagallo. Assolto, così come aveva chiesto la procura etnea, per non avere commesso il fatto, il calatino Rosario Di Dio. Assolto, con la formula perché il fatto non sussiste, il collaboratore di giustizia Gaetano D’Aquino, ex sicario ed esponente di vertice del clan Cappello.
Politica e guai giudiziari: il percorso parallelo dei Lombardo
Nel 2010 viene diffusa la notizia dell’inchiesta sui Lombardo. Sono gli anni d’oro degli autonomisti ma anche quelli dell’inchiesta Iblis sui rapporti tra mafia, politica e imprenditoria. Si arriva a giugno del 2011, quando l’allora reggente facente funzioni della procura etnea Michelangelo Patanè avoca le indagini e decide, insieme al collega Carmelo Zuccaro, di stralciare la posizione dei Lombardo da quella degli altri indagati. Troppo difficile provare il concorso esterno in sede di giudizio. Così i Lombardo finiscono a processo per voto di scambio semplice mentre i due magistrati chiedono l’archiviazione per l’altro reato. Richiesta che però il gip Luigi Barone a marzo 2012 non accoglie, disponendo l’imputazione coatta per i fratelli Lombardo. Per loro l’accusa torna a essere concorso esterno e voto di scambio. Qualche mese dopo – il 31 luglio 2012 – Raffaele Lombardo si dimette da presidente della Regione.
A questo punto della storia le strade giudiziarie dei due fratelli si separano. Raffaele Lombardo sceglie il rito abbreviato condizionato mentre Angelo quello ordinario. Il processo all’ex governatore è terminato a marzo 2023 con l’assoluzione definitiva della Cassazione che ha giudicato inammissibile il ricorso della procura generale. Prima di questo verdetto Raffaele Lombardo viene condannato a sei anni e otto mesi in primo grado, assolto in appello per il concorso esterno e condannato a due anni per l’altro reato. Nel 2018 i giudici ermellini ribaltano tutto e dispongo che venga fatto un nuovo processo di secondo grado. A gennaio 2022 l‘ex governatore ottiene una doppia assoluzione poi diventata definitiva.
Intanto il processo al fratello procede a rilento tra sprechi, rinvii e rimbalzi tra le sezioni del tribunale. Si passa dalla prima alla quarta e nel procedimento viene riunito quello che vedeva imputati l’ex rappresentante provinciale di Cosa nostra Vincenzo Aiello, il geologo Giovanni Barbagallo, il capomafia di Ramacca Rosario Di Dio e il collaboratore di giustizia del clan Capello Gaetano D’Aquino. I giudici della quarta sezione però si erano già espressi su questi imputati, si dichiarano incompetenti a proseguire, e i fascicoli tornano così alla prima sezione. Ci sono poi i problemi di video collegamento e quelli di registrazione con alcuni testimoni, tra cui l’ex senatore Pino Firrarello, costretti a tornare in aula perché le loro dichiarazioni non sono state acquisite correttamente.
Le accuse ad Angelo Lombardo, dal pestaggio alla mangiata
In mezzo ci sono le accuse. Per i magistrati etnei Angelo Lombardo sarebbe sceso a patti con alcuni esponenti di primo piano di Cosa nostra catanese e non solo. Da Rosario Di Dio ad Angelo Santapaola. Tra le vicende emerse c’è un presunto summit, alla presenza del politico, che si sarebbe svolto in una villetta alle pendici dell’Etna, e il pestaggio per il mancato rispetto delle promesse elettorale. Aneddoto sempre negato dal politico – che ha giustificato i suoi ricoveri all’ospedale Cannizzaro per problemi dovuti all’ipertensione – ma ribadito a più riprese dal pentito Eugenio Sturiale.
Tra i capitoli di questa lunga storia c’è pure la mangiata organizzata per festeggiare la doppia elezione di Angelo Lombardo. In contrada Margherito, nella campagna del geologo Barbagallo ritenuto l’uomo cerniera tra Cosa nostra e i politici autonomisti, si riunirono mafiosi e colletti bianchi e il Ros documento anche l’arrivo di una Audi intestata all’Mpa e in uso a Lombardo. Un pranzo a base di quaglie e vino al quale prese parte anche Alfio Stiro, personaggio ritenuto organico ai Santapaola. Nei confronti di Lombardo la procura aveva chiesto la condanna a dieci anni di reclusione. La difesa, con gli avvocati Calogero Licata e Pietro Granata, aveva chiesto l’assoluzione con la formula «per non avere commesso il fatto» per il reato di voto di scambio e «perché il fatto non sussiste» per il concorso esterno.