Scieri avrebbe compiuto 50 anni, lo striscione Giustizia per Lele esposto in Municipio

Un ritaglio bianco di stoffa con tre parole scritte con lettere in stampatello maiuscolo di colore blu e rosso Giustizia per Lele. Nel giorno in cui il parà siracusano Emanuele Scieri avrebbe compiuto 50 anni, lo striscione diventato simbolo della lotta per la verità di familiari e amici verrà esposto a Palazzo Vermexio, la sede del Municipio di Siracusa. Per l’omicidio volontario di Scieri, trovato morto nella caserma Gamerra di Pisa nell’agosto del 1999, lo scorso luglio – a 24 anni di distanza – i due ex caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara sono stati condannati in primo grado rispettivamente a 26 e 18 anni carcere. Per ricordare l’avvocato siracusano, domani giovedì 31 agosto – nel giorno in cui avrebbe festeggiato un compleanno importante – l’amministrazione comunale esporrà sul balcone principale di Palazzo Vermexio lo striscione. Un’iniziativa sollecitata dai soci di Giustizia per Lele, l’associazione nata dagli amici e dai parenti di Scieri nel settembre del 1999, appena 15 giorni dopo la morte del parà in servizio militare alla Folgore.

Un’associazione che in questi 24 anni ha continuato a cercare la verità di un caso che era stato archiviato come suicidio e che poi è stato riaperto dalla procura di Pisa, in seguito alla relazione di un’apposita commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dall’onorevole siracusana Sofia Amoddio. «Quello di Lele non è stato mai solo il dolore di una famiglia e dei suoi amici più cari – affermano il sindaco di Siracusa Francesco Italia e l’assessore alla Cultura e alla Legalità Fabio Granata – è stato un dolore collettivo, lo sgomento di un’intera comunità». E, così, per ricordare il giovane avvocato ucciso a 26 anni durante il servizio militare, verrà messo in mostra sul balcone del Municipio lo striscione che ha accompagnato la ricerca della verità: nelle piazze, nelle strade, nei cortei per le manifestazioni, nelle scuole. «Esporre questo striscione-simbolo sulla facciata del Palazzo di città – aggiungono il primo cittadino e il componente della sua giunta – avrà una valenza particolare in una giornata così densa di significati: quello di domani non sarà solo il giorno del 50esimo compleanno ma pure il primo nel quale, anche per la giustizia, la morte di Lele non è più solo un misterioso accadimento ma un evento con precise responsabilità a lungo rimaste nell’ombra a causa di un malinteso e distorto senso di difesa dell’onore dell’istituzione militare».

Un primo passo verso la giustizia è arrivato con la condanna dei due ex caporali. Nel procedimento con il rito abbreviato, invece, in primo grado sono stati assolti il sottufficiale dell’esercito Andrea Antico, anche lui accusato di omicidio, e gli ex ufficiali della Folgore Enrico Celentano e Salvatore Romondia per il reato di favoreggiamento. Sentenza per cui la procura ha già fatto appello e il processo di secondo grado dovrebbe iniziare a breve. Un caso che, all’epoca, era stato archiviato come suicidio con l’ex pubblico ministero Giuliano Giambartolomei convinto che «nelle indagini la verità non viene quasi mai fuori». A distanza di vent’anni, però, il procedimento è stato riaperto.


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