Il santone Capuana ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo

La difesa di Pietro Capuana ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Il sedicente santone è imputato nel processo 12 apostoli con l’accusa di avere abusato sessualmente di molte ragazze, anche minorenni. Il suo avvocato Mario Brancato denuncia alla Cedu «gravi violazioni dei diritti fondamentali e la mancanza di un giudizio realmente imparziale». Un anno fa, l’imputato – tramite sempre il suo avvocato – aveva chiesto di sostituire il giudice presentando un’istanza di ricusazione contro il presidente del collegio giudicante, Santino Mirabella.

Il ricorso alla Cedu del santone Capuana

Pietro Capuana, ex bancario e sedicente santone

Secondo l’avvocato Mario Brancato, il procedimento «ha mostrato fin dall’inizio profonde critiche». Convinto di questo, il legale chiede che «sia ristabilito ciò che la Costituzione e le convenzioni internazionali garantiscono: la presunzione di innocenza e il diritto a una difesa piena». L’80enne, ex bancario, leader della comunità della chiesa Lavina di Aci Bonaccorsi (in provincia di Catania) si era autoproclamato la reincarnazione dell’arcangelo Gabriele. Così sosteneva di compiere atti purificatori. Nel processo è accusato di abusi sessuali anche su ragazze che all’epoca dei fatti erano minorenni. Con lui sono imputate pure tre donne – Rosaria GiuffridaFabiola Raciti e Katia Concetta Scarpignato – ritenute sue ancelle. La sentenza del processo è attesa per la metà del mese di ottobre. Intanto, però, arriva il ricorso del santone Capuana alla Cedu.

Le richieste di condanna

La procura, con la pubblico ministero Agata Consoli, ha chiesto per il santone la condanna a 16 anni di carcere. Le richiesta di pena sono arrivate anche per le tre donne considerate sue fiancheggiatrici: 15 anni per Fabiola Raciti e 14 anni per Katia Concetta Scarpignato e Rosaria Giuffrida. «Ci troviamo di fronte a due versioni radicalmente contrapposte», afferma l’avvocato Brancato in una nota. Il legale sostiene che, proprio per questo sarebbe stato necessario «un serio contraddittorio e un’analisi oggettiva delle prove». Il legale della difesa ricorda di avere chiesto «con insistenza di potere mettere a confronto accusati e accusatori, come previsto dalle regole di un giusto processo. Eppure, questo diritto essenziale non ci è stato concesso», lamenta Brancato.

«Rispettare la sua dignità di uomo»

«Un processo che nega il confronto diretto, che rifiuta la verifica delle accuse, non può dirsi equo», sostiene il legale che difende il sedicente santone Capuana. «Al contrario – aggiunge – lascia emergere la sensazione che vi fosse già un convincimento preventivo, un pregiudizio che ha oscurato la serenità di giudizio». E infine è lo stesso penalista a fare riferimento all’istanza di ricusazione del presidente del collegio giudicante, «dopo – asserisce Brancato – la pubblicazione di un post sui social ritenuto del tutto inopportuno e incompatibile con l’imparzialità richiesta a chi è chiamato a giudicare». Così, il legale è arrivato alla conclusione di rivolgersi Corte europea dei diritti dell’uomo: «Non chiediamo privilegi, ma soltanto giustizia. E che venga rispettata la sua dignità di uomo e i suoi diritti di imputato perché – conclude il legale di Capuana – un processo che parte dal sospetto e non dalla ricerca della verità non può essere considerato giusto».


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