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Santo Stefano Quisquina, il documento sui rischi dopo i roghi: «L’inverno ci preoccupa»

«Senza questi interventi, se si riproponessero degli incendi anche il prossimo anno, per il nostro territorio sarà la fine». È l’allarme lanciato a MeridioNews dal sindaco di Santo Stefano Quisquina, Francesco Cacciatore, dopo il devastante incendio che tra il 21 e il 23 luglio ha interessato una parte consistente del territorio comunale. Il Comune ha trasmesso alla Regione e agli assessorati competenti una relazione tecnico-scientifica elaborata da un tavolo composto da 15 tra docenti universitari, tecnici e liberi professionisti, con l’obiettivo di affrontare non soltanto l’emergenza legata agli incendi, ma anche le conseguenze che il rogo potrebbe produrre nei prossimi mesi.

Le fiamme hanno interessato circa 7.600 ettari, pari all’80 per cento dell’intero territorio comunale. «Abbiamo avuto dei danni enormi, come non si erano mai visti», spiega Cacciatore al nostro giornale. L’intervento dei Canadair ha permesso di mettere al riparo alcuni dei principali siti naturalistici, ma il bilancio resta pesante anche per il comparto agricolo e zootecnico. Sono 42 le aziende zootecniche interessate, alle prese ora anche con problemi di approvvigionamento del fieno dopo la distruzione dei capannoni che custodivano le balle destinate agli animali.

Il Comune ha chiesto alla Regione il riconoscimento dello stato di emergenza e ha annunciato che proverà a intervenire anche con risorse proprie per garantire alcuni ristori. Ma è soprattutto sul futuro del territorio che si concentra la preoccupazione dell’amministrazione. «C’è un problema relativo al territorio: già con le prime piogge ci sono stati smottamenti e frane e il timore concreto è che con l’inverno la situazione possa peggiorare in maniera drastica», dice il sindaco.

Il rischio frane dopo la perdita della vegetazione

È proprio il rischio idrogeologico uno dei punti centrali della relazione elaborata dal tavolo tecnico-scientifico. Il documento evidenzia come la perdita della copertura vegetale provocata dal fuoco possa aumentare la vulnerabilità dei versanti, favorendo erosione, ruscellamento superficiale, instabilità, trasporto di materiale e frane.

Per questo viene chiesta una valutazione sistematica del rischio idrogeologico post-incendio, con particolare attenzione alle zone a monte del centro abitato, delle strade, delle infrastrutture e degli insediamenti rurali. Tra le proposte ci sono anche interventi di ingegneria naturalistica e gestione sostenibile del suolo, per ridurre il ruscellamento e contribuire alla stabilizzazione dei versanti. Il tavolo propone inoltre un sistema di monitoraggio pluriennale delle aree percorse dal fuoco, attraverso dati satellitari, analisi cartografiche e sopralluoghi sul campo. L’obiettivo è individuare le zone più vulnerabili, verificare l’evoluzione degli habitat e tenere sotto controllo i fenomeni erosivi e la stabilità dei versanti.

Dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione

La relazione chiede alla Regione di andare oltre la gestione dell’emergenza e di costruire un piano integrato territoriale. Tra le richieste figurano la redazione dei Piani di Gestione Forestale, il rafforzamento della sorveglianza, il potenziamento dei sistemi di rilevazione precoce degli incendi e la verifica delle infrastrutture antincendio, dai viali parafuoco alla viabilità forestale, fino ai punti d’acqua e alle torrette di avvistamento. «Serve prevenzione, riqualificazione ma anche risorse, perché sono tanti gli interventi da fare», sottolinea Cacciatore.

Il documento propone anche un coordinamento permanente tra Comuni, Protezione civile, Corpo forestale, vigili del fuoco e forze dell’ordine, con un sistema di sorveglianza rafforzato nei periodi di maggiore pericolosità. Una parte specifica riguarda inoltre i terreni privati, per individuare obblighi e responsabilità dei proprietari e prevedere incentivi per gli interventi di prevenzione. Le richieste sono state inviate al presidente della Regione, agli assessorati Risorse agricole e Territorio e ambiente, alla Protezione civile regionale, alla prefettura di Agrigento e ad Anas, con l’obiettivo di ottenere un percorso istituzionale per progettare, finanziare e realizzare gli interventi.

«Il nostro turismo ambientale è stato messo seriamente in discussione»

L’incendio non ha colpito soltanto boschi e aziende, ma anche l’immagine di un territorio che negli ultimi anni ha puntato sulla valorizzazione dell’ambiente e dell’escursionismo sui Sicani.

«A noi dispiace molto perché lavoriamo su un turismo ambientale che mira a valorizzare i sentieri e l’escursionismo lungo i monti Sicani. La bellezza dei nostri paesaggi è unica, ma allo stato attuale è stata messa seriamente in discussione», conclude il sindaco. La strategia indicata dal tavolo si sviluppa su più livelli: messa in sicurezza e monitoraggio entro il primo anno, revisione degli strumenti di pianificazione e istituzione di un sistema permanente di prevenzione entro cinque anni, quindi gli interventi di ripristino ambientale e forestale e di stabilizzazione dei versanti nel medio e lungo periodo. La richiesta alla Regione è dunque quella di trasformare l’emergenza provocata dall’incendio in un intervento strutturale sulla sicurezza del territorio.


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