Trapani, l’appalto pilotato e il politico a caccia di visibilità. «Fagli due foto e gli scrocco questa cosa»

Un «anomalo rapporto di connivenza» in cui ogni protagonista di questa storia si diceva sempre «a disposizione» dell’altro. Viene dipinto così, nelle carte dell’inchiesta dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Trapani, il legame che ci sarebbe stato tra Dario Safina e Christian Valerio. Il primo, avvocato e attuale deputato del Partito democratico all’Assemblea regionale siciliana, è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta. Il secondo, invece, interdetto dall’esercizio dell’attività imprenditoriale, è il rappresentante per la Sicilia della City Green Light, società privata specializzata in impianti elettrici con sede a Vicenza (in Veneto).

Sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati è finito l’operato di Safina da assessore ai Lavori pubblici del Comune di Trapani e un appalto, in progetto di finanza, per la gestione dell’efficientamento energetico e la manutenzione ordinaria e straordinaria per gli impianti di pubblica illuminazione. Un rapporto in cui il privato, secondo le accuse, avrebbe beneficiato di soffiate riservate sul contenuto del bando così da trovarsi la strada spianata per il conseguimento dell’appalto della durata di 15 anni. Dal canto suo, Safina avrebbe utilizzato la società come «uno strumento di immediata operatività, ogni qualvolta gli occorreva il compimento di un’opera che gli assicurasse un tornaconto in termini di visibilità personale, condizione necessaria per coltivare le proprie ambizioni politiche», scrive nell’ordinanza il giudice per le indagini preliminari Samuele Corso.

Il 16 febbraio del 2021, il politico chiede al rappresentante della società privata, gratuitamente perché «non ho i soldi», la fornitura e l’istallazione di quattro telecamere, del valore di 800 euro ciascuna, da posizionare su due fontane della città. «Io sono a tua disposizione come sempre, anche la notte», spiegava Valerio a premessa della richiesta da parte di Safina. Qualche giorno dopo, il 23 febbraio, il politico comunicava di avere ricevuto i dispositivi. Secondo le accusa, in un dialogo intercettato, emergerebbe «il reciproco scambio di favori tra i due». Passaggio cerchiato in giallo perché il rappresentante della società privata, senza giri di parole, aggiungeva: «A condizione che esce il bando entro il 30 marzo come mi hai promesso». «Non ti preoccupare – rispondeva Safina – quello pronti saremo». Nell’elenco dei lavori che non sarebbero stati compresi nel contratto di manutenzione c’è anche l’illuminazione di un monumento restaurato con un finanziamento dal Lions Club, all’esterno della chiesa Santa Maria del Gesù, ma anche l’illuminazione di due impianti sportivi: Campo Aula e Campo Coni. Safina, per gli inquirenti, avrebbe utilizzato la società privata in maniera «spregiudicata». «Il prete mi diceva se potevamo fare illuminare questo basso rilievo», chiedeva una donna al telefono rivolgendosi all’allora assessore. Il politico prospettava subito la soluzione: «Fagli due foto che gli scrocco questa cosa a City Green Light […] è che sta settimana già ho scroccato piazza Catito… Vediamo… Non posso scroccare un intervento alla settimana».

Tra Safina e Valerio non si parlava, però, solo dei lavori a Trapani ma anche di quelli del neoistituito Comune di Misiliscemi. Territorio in cui la società mirava a ottenere l’estensione della concessione per aprire i propri cantieri. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, Safina avrebbe operato per cercare più consensi possibili «per fini di personale carriera politica», scrive il giudice. Ambizioni passate dalle dimissioni da assessore e dalla successiva candidatura ed elezione alle ultime Regionali nel 2022. Una costante che sarebbe emersa anche in diverse conversazioni finite agli atti dell’inchiesta. Valerio e Safina furono anche tra i protagonisti di un convegno, tenutosi a Trapani, su transizione ecologica, illuminazione pubblica e smart service. In un’intervista, visibile su Youtube e sul sito della società vicentina, il rappresentante dell’azienda commentava così il rapporto tra il Comune e la City Green Light: «Tutto nasce da un’idea fatta a quattro mani tra amministrazione e azienda privata che mette al centro l’infrastruttura pubblica di illuminazione. Un progetto della durata di 15 anni in cui il cliente non è la singola amministrazione ma il cittadino a 360 gradi».


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