Un nuovo ordine per gli enti locali: è quello immaginato nel disegno di legge regionale attualmente all’esame dell’Assemblea regionale siciliana. Un intervento ampio e strutturato su governance, finanza, personale, diritti degli amministratori e funzionamento della macchina comunale. Una riforma nata per rafforzare l’efficienza amministrativa degli enti locali in Sicilia e aggiornare il quadro normativo. Ma […]
Foto di Dantadd
Riforma degli enti locali in Sicilia: le novità proposte della Regione
Un nuovo ordine per gli enti locali: è quello immaginato nel disegno di legge regionale attualmente all’esame dell’Assemblea regionale siciliana. Un intervento ampio e strutturato su governance, finanza, personale, diritti degli amministratori e funzionamento della macchina comunale. Una riforma nata per rafforzare l’efficienza amministrativa degli enti locali in Sicilia e aggiornare il quadro normativo. Ma con diverse criticità. Almeno secondo il il Servizio Studi della Regione, che si occupa di analizzare i disegni di legge. Struttura che, nel suo dossier, sottolinea ripetuti dubbi in merito a copertura finanziaria e coerenza costituzionale della riforma. Rendendo il testo in esame domani all’Ars un progetto ambizioso, ma esposto.
Le novità della riforma degli enti locali in Sicilia
Tra i punti centrali del disegno di legge figura il rafforzamento dei controlli sostitutivi della Regione sugli enti locali. Con una revisione dei requisiti del personale ispettivo e l’istituzione di albi regionali per la nomina dei commissari. La norma punta ad ampliare la platea dei funzionari coinvolgibili, ma modificando anche la durata degli incarichi commissariali ed eliminando i limiti temporali. Rilevanti, poi, le modifiche in materia di fusioni e incorporazioni di Comuni. Con il quorum per la validità dei referendum che viene abbassato al 25 per cento degli aventi diritto e l’iniziativa popolare parecchio semplificata. Una scelta che, secondo il Servizio Studi, potrebbe entrare in tensione con il principio costituzionale di ragionevolezza: creando un trattamento differenziato rispetto ad altre variazioni territoriali.
A necessitare, invece, una puntuale quantificazione dei costi sono, secondo il dossier, le novità sulla formazione degli amministratori e della polizia locale e sul personale stabilizzato. Nonché l’introduzione del tagliando antifrode per le schede elettorali.
I vantaggi per sindaci, assessori e consiglieri
Ampio spazio è dedicato ai diritti degli amministratori locali: aumentano le ore di permesso lavorativo per sindaci, assessori e consiglieri. E vengono estesi i diritti di assenza retribuita, così come rafforzata la tutela previdenziale anche per i sindaci dei piccoli Comuni. Molte di queste disposizioni, tuttavia, risultano prive di una relazione tecnica che ne quantifichi l’impatto economico, sollevando dubbi sulla sostenibilità finanziaria.
Il disegno di legge riforma anche la disciplina sulle incompatibilità e le nomine degli enti locali in Sicilia. Separando la carica di assessore da quella di consigliere nei Comuni sopra i 15mila abitanti e rafforzando le norme sulla parità di genere nelle giunte, con soglia minima del 40 per cento. Su quest’ultimo punto, però, il dossier segnala un potenziale vizio di legittimità per l’estensione della norma a organi – come le giunte degli enti di area vasta – che l’ordinamento vigente non prevede.
I contributi previsti
Sul fronte finanziario, il testo prevede interventi a favore dei Comuni in dissesto o in riequilibrio e l’allungamento dei tempi di restituzione dei fondi regionali per la progettazione. Ma anche modifiche ai contributi per il trasporto pubblico locale, con uno stanziamento aggiuntivo di 50 milioni di euro. Tutti casi per cui il Servizio Studi richiama ancora l’obbligo di una chiara copertura finanziaria. Particolarmente delicata è poi la norma sulla digitalizzazione degli archivi degli uffici tecnici comunali. Che impone tempi stringenti ai Comuni e stanzia 500mila euro per il supporto tecnico. La previsione di un elenco regionale di imprese autorizzate viene, però, giudicata potenzialmente lesiva dei principi di concorrenza e imparzialità.