Rifiuti, l’impero dei Leonardi continua a espandersi Il primo inceneritore in Sicilia sorgerebbe a Catania

L’impero della famiglia Leonardi continua a espandersi. Seguendo la pista che li ha resi ricchi e potenti: i rifiuti. A iniziare fu il capostipite Giuseppe, che ebbe l’intuizione di fondare la Sicula trasporti e realizzare quella che adesso è la più grande discarica della Sicilia a Grotte San Giorgio, tra Catania e Lentini, dove 220 Comuni portano ogni giorno la loro munnizza. Un business milionario in un’isola dove fino a pochi anni fa non esisteva un impianto di compostaggio e dove tuttora il 60 per cento dei rifiuti finisce indifferenziato. 

Hanno fatto seguito un moderno impianto di trattamento e di biostabilizzazione in contrada Coda Volpe e un altro per il compostaggio. A poco a poco gran parte dei terreni attorno sono stati acquisiti dai Leonardi che oggi controllano un’area vastissima, ben protetta da un rigido servizio di vigilanza. Proprio qui dovrebbe sorgere l’ultimo controverso impianto: un gassificatore, cioè il primo inceneritore della Sicilia. 

L’obiettivo della famiglia catanese guidata oggi da Antonino, con a fianco i fratelli Salvatore Davide e Agata, è arrivare ancora una volta primi. In realtà un progetto di inceneritore lo avevano già presentato dieci anni fa, parallelamente all’impianto di Tmb, ottenendo dalla Regione le autorizzazioni necessarie. Veniva dato il via libera a bruciare fino a 200 tonnellate al giorno di rifiuti urbani biodegradabili, e cioè scarti di alimenti, sfalci dai giardini, ma anche carta, cartone e rifiuti tessili naturali. Compresi quindi i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata. Ma il piano non venne mai realizzato. 

Nel 2016 la Sicula rilancia, presentando alla Regione una modifica sostanziale al progetto, dopo aver «valutato – si legge nella relazione allegata – altre tecnologie di gassificazione». I cambiamenti necessitano un nuovo iter autorizzativo. «Entrambi i camini – sottolinea l’assessorato al Territorio – passeranno da 30 a 60 metri di altezza e in più è prevista la costruzione di un elettrodotto aereo che colleghi l’impianto alla rete elettrica nazionale». 

Di conseguenza «gli impatti associati alle emissioni in atmosfera (e quelli direttamente a questi correlati al suolo, sottosuolo, risorsa idrica, flora, fauna ed ecosistemi) comporteranno un nuovo assetto emissivo e una nuova altezza del camino, che ridurranno le concentrazioni di ricaduta delle sostanze emesse, ma aumenteranno il flusso di massa, di conseguenza gli inquinanti emessi al camino, la popolazione e superficie interessata».

(Il rendering del progetto)

Lo scorso luglio il privato ha consegnato agli uffici tutta la documentazione richiesta. Adesso la pratica attende di essere sottoposta al Paur, il procedimento autorizzativo unico regionale che unisce in un’unica autorizzazione la Via (valutazione d’impatto ambientale) e l’Aia (l’autorizzazione integrata ambientale).

«Si tratta di un impianto di termovalorizzazione con gassificazione, il primo presentato in Sicilia – spiega a MeridioNews il direttore generale della ditta Marco Morabito, ex dirigente all’Ecologia del Comune di Catania che sei anni fa ha lasciato Palazzo degli elefanti per diventare il braccio tecnico dei Leonardi – è stato pensato e progettato per smaltire definitivamente, valorizzare energeticamente una quantità di rifiuti che è pari al 30 per cento dell’intera raccolta della provincia di Catania». Significa che fino a quando la differenziata non arriverà al 70 per cento, il business discarica e quello del termovalorizzatore potrebbero tranquillamente convivere. 

In ogni caso, la Sicula si troverebbe pronta. D’altronde al momento non esiste un documento di pianificazione regionale, il controverso piano rifiuti annunciato dal governo Musumeci che fatica a vedere la luce, che esclude gli impianti di incenerimento. Anzi, la volontà politica sarebbe quella di andare fino in fondo, sulla scia di quanto chiesto alla Sicilia da Roma ormai nel 2015: due inceneritori per smaltire 700mila tonnellate di indifferenziata all’anno. Anche a fronte di un aumento della differenziata. «C’è sempre una parte residuale di rifiuto che deve trovare una destinazione», sottolinea Morabito.

La parola spetta dunque alla commissione Via-Vas nominata dall’assessore Toto Cordaro e guidata dal professore Aurelio Angelini, che deve esprimere una valutazione tecnico-giuridica. Al momento la pratica non sarebbe ancora entrata in fase istruttoria. 

Ma cos’è l’impianto di gassificazione che vorrebbero costruire i Leonardi? Nei due camini finiranno rifiuti urbani indifferenziati, sia la frazione secca che esce dal trattamento dei rifiuti indifferenziati (CER 191212) che quella organica che rimane dopo la biostabilizzazione. Per una capacità di 151mila tonnellate di rifiuti all’anno, 480 tonnellate al giorno. In una prima fase i rifiuti non vengono bruciati, ma sottoposti ad altissime temperature (1700-1800 gradi) senza ossigeno. Vengono prodotte scorie «assimilabili a sabbia e quindi riutilizzabili» e un syngas che subirà la vera e propria combustione. I fumi che ne derivano vengono sottoposti a un processo che produrrà energia elettrica. 

In attesa che l’iter autorizzativo vada avanti, i Leonardi aspettano l’esito dell’accesso ispettivo ordinato dalla Prefettura ed eseguito dalla Direzione investigativa antimafia di Catania lo scorso settembre. Si starebbe indagando su un’estorsione da parte del clan Pillera, in cui sarebbe però da chiarire il ruolo degli imprenditori. L’esattore Massimo Scaglione è stato arrestato lo scorso luglio e le telecamere lo hanno ripreso entrare e uscire diverse volte dalla Sicula. Ma nel frattempo i re dei rifiuti si apprestano a tagliare il nastro di un’altra struttura. 

A gennaio 2020 aprirà a Melilli, in contrada Santa Catrini, un nuovo impianto di compostaggio. Il progetto inizialmente era della società Ofelia Ambiente srl (coinvolta in passato in un processo per smaltimento illecito di rifiuti), che nel 2015 aveva ottenuto tutte le autorizzazioni ma per difficoltà economiche non lo ha mai realizzato. Circa un anno fa i Leonardi lo hanno rilevato e in brevissimo tempo hanno effettuato tutti i lavori necessari. L’impianto avrà una capacità di 45mila tonnellate all’anno, 130 al giorno. Ma la società ha già in programma modifiche per ampliarlo. Tempi rapidi, a differenza dell’impianto pubblico che deve nascere a Vittoria e che, nonostante i poteri commissariali della Regione, non aprirà prima di metà 2020, con sei mesi di ritardo rispetto alle previsioni.


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