Rifiuti, governo resta attendista sul caso Panebianco Esperto: «Ruolo pubblico-privato può creare anomalie»

«Forse una leggerezza». Mentre dal mondo istituzionale si attendono ancora reazioni, a dire la sua sul caso del doppio incarico pubblico-privato assunto da Giuseppe Panebianco nel settore dei rifiuti è Domenico Michelon. Ingegnere da qualche tempo in pensione, da più parti è ritenuto uno dei più esperti del campo, specialmente per quanto riguarda la realtà siciliana, non fosse altro che poco più di un decennio fa – durante il governo targato Raffaele Lombardo – fu nominato soggetto attuatore dell’emergenza spazzatura. Un pantano da cui la Sicilia continua a non riuscire a tirarsi fuori. 

Nonostante l’aumento generale dei dati relativi alla raccolta differenziata, la carenza di impianti fa sì che i rifiuti vengano gestiti senza particolari certezze sul futuro. Ed è proprio al settore dell’impiantistica che è venuto fuori il nome di Panebianco. L’avvocato originario di Gela è infatti amministratore unico sia della società pubblica Ambiente e Tecnologia che della privata Catanzaro Costruzioni. Nel primo caso si tratta del soggetto che, per conto della Srr Enna, si occupa della discarica pubblica di Cozzo Vuturo; nel secondo dei padroni della discarica di Siculiana. A sollevare la questione, quantomeno di opportunità, chiedendo al contempo di verificare eventuali incompatibilità, è stato nei giorni scorsi Claudio Fava. 

La richiesta del deputato regionale sarà rivolta inevitabilmente al governo regionale guidato da Nello Musumeci e per conoscere la risposta ufficiale bisognerà attendere. Quel che per il momento trapela dalle parti dell’assessora Daniela Baglieri è che la nomina di Panebianco rientra tra gli atti fatti dalla Srr, la società consortile che riunisce i Comuni che fanno parte della provincia ennese, e non tra le competenze del governo regionale. Questo, nonostante più di una volta e anche di recente, la Regione non abbia esitato a riprendere le stesse Srr richiamandole all’ordine a fronte di presunte inadempienze. Dal canto suo, è Michelon a scegliere di commentare l’accaduto: «Non entro nel merito della questione specifica perché conosco Panebianco ed è una persona verso cui nutro ampia fiducia – dichiara a MeridioNews – Posso però dire che in generale ritengo che rivestire ruoli nel privato e nel pubblico sia una cosa che possa dare adito a imbarazzi».

Per l’ingegnere, la spiegazione offerta dalla Srr Enna, secondo cui la nomina di Panebianco anche nella Catanzaro Costruzioni non rappresenterebbe un problema poiché tra le due discariche non ci sarebbero rapporti economici, è condivisibile ma andrebbe comunque contestualizzata tenendo a mente le tante particolarità del settore rifiuti in Sicilia. «Sulla carta non dovrebbero esserci motivi per cui due impianti situati in province diverse abbiano rapporti, in quanto la legge in vigore dice che i rifiuti debbano essere gestiti all’interno dei singoli ambiti – spiega Michelon – Tuttavia la storia ci dice che in Sicilia ci si è spesso imbattuti in contrattempi che possono in linea teorica dare adito a situazioni anomale». Gli esempi esistono: «Mettiamo il caso che l’impianto di Cozzo Vuturo per qualche motivo dovesse chiudere e la Regione, per un periodo, decidesse che i rifiuti devono andare a Siculiana, ci sarebbe bisogno per la società pubblica di contrattare una tariffa con il privato. Ecco – va avanti l’esperto – la compresenza da entrambe le parti dello stesso amministratore renderebbe certamente irrituale l’iter».

Ai tempi in cui Michelon fu scelto come soggetto attuatore delle misure che miravano a gestire l’emergenza rifiuti nell’isola, la riforma del settore veniva partorita all’Ars. Con quella legge si diede vita alle Srr in sostituzione degli Ato, un esperimento che a distanza di un decennio per molti è possibile definire fallimentare. Al punto che da qualche anno all’Ars esiste un disegno di legge, la cui gestazione a sua volta non è stata immune da colpi di scena, che punta a trasformare le Srr in società di diritto pubblico. «È vero che le Srr ancora oggi sono spesso macchine che non vanno a pieno regime ma ritengo – commenta Michelon – che non siano più giustificabili certi ritardi come nel caso del mancato adeguamento dei piani d’ambito al piano regionale». Molte volte chi lavora nelle Società di regolazione dei rifiuti (Srr) indica la ristrettezza numerica del personale come uno dei problemi principali. «Sfido a dimostrare che le Srr non abbiano organico sufficiente per fare avanzare l’impiantistica specialmente quando si parla di progetti non particolarmente complessi», attacca l’esperto. La Sicilia, però, ha bisogno non solo di isole ecologiche ma anche di siti dove potere realmente gestire i rifiuti differenziati. Dalla carta alla plastica, dai Raee al vetro. «Per gli impianti che prevedono una progettazione più complessa – sostiene Michelon – credo che bisognerebbe puntare di più sui project financing». Ovvero una forma di partenariato pubblico-privato previsto dal codice dei contratti. 


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