Foto di repertorio

Etna, il rifugio Citelli chiuso per burocrazia. Cai Catania: «Scriviamo da mesi, nessuno risponde»

Un punto di riferimento per migliaia di escursionisti. Un presidio utile in caso di emergenze. Uno dei pochi luoghi attrezzati ma non massificati. È il rifugio Citelli, a oltre 1700 metri d’altitudine sul versante nord dell’Etna, chiuso da oltre un anno. Stagione estiva compresa. «Bellissimo ma non c’era nessuno – è una delle ultime recensioni online alla struttura -. Solo un signore che vendeva pietra pomice scolpita». E un ampio parcheggio gratis, unica cosa che resta a disposizione dei visitatori recenti. In una struttura che pure sarebbe stata utile per organizzare i flussi turistici verso l’ultima colata (al netto della chiusura del sentiero 723 Citelli-Serracozzo, tra le discusse ordinanze). «Il problema per la riapertura? È burocratico: un conflitto di competenza territoriale per cui da mesi chiediamo a vari enti, ma nessuno ci risponde», spiega Luigi Sciacca, da quattro anni presidente della sezione Cai Catania, proprietaria del rifugio.

La chiusura del rifugio Citelli

Le porte del rifugio, da anni attivo anche con servizi di pernottamento e ristorazione, in un ambiente ancora genuinamente montano, si sono chiuse ai primi di agosto. «Da quando, insomma, l’ex gestore ha lasciato – spiega Sciacca -. Noi stiamo cercando e vagliando diverse proposte, mentre cerchiamo di presidiare nel weekend e fare qualche lavoro di manutenzione e miglioria». Requisito necessario, però, è che si sciolga il nodo burocratico. Lungo 70 anni, ma che adesso il Cai Catania ha deciso di affrontare e risolvere. Pur non comportando problemi di mantenimento della gestione, chiusa in maniera repentina. «L’ex gestore ha lasciato per motivi personali – chiarisce il presidente Cai Catania -, ma il nostro obiettivo è consegnare tutto in ordine a chi verrà».

Il rifugio conteso tra due Comuni

Cuore del problema sarebbe la competenza sul rifugio divisa tra due diversi Comuni etnei: Milo e Sant’Alfio. Figurando persino in entrambi i piani regolatori. Una sovrapposizione di cui non si conosce l’origine né il motivo, ma di certo avvenuta dopo gli anni Cinquanta. Quando il primo Comune è stato fondato, staccandosi dal secondo. «Nel decreto regionale di istituzione, il rifugio rimane assegnato a Sant’Alfio – spiega Sciacca -. Ma, già dal 2000, risulta registrato al catasto nel Comune di Milo». Da allora, quindi, i tributi locali vengono versati a Milo, mentre tutti i documenti – dall’agibilità alle licenze – dipendono da Sant’Alfio. «Da mesi, contattiamo via pec i due Comuni, l’assessorato regionale Territorio e ambiente e, per conoscenza, al parco dell’Etna. Ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. Siamo in attesa», risponde amareggiato Sciacca. Sperando nella collaborazione degli organi politici per «riaprire un bene che è sì di proprietà del Cai Catania, ma a nome della collettività».

Il futuro del rifugio Citelli

Con una lunga storia e un’attività più che avviata, nota anche all’estero, sembrano non mancare le proposte per riaprire il rifugio. «Nella fase di transizione dal vecchio gestore, c’è stata una cooperativa interessata – racconta Sciacca – ma non abbiamo trovato l’accordo sul contratto». Tanto appetibile da aver attirato anche la candidatura «di gente non di montagna e, quindi, subito scartati». Perché, sul futuro da assicurare al rifugio Citelli e i requisiti di chi lo gestirà, Sciacca ha le idee chiare: «Dovrà sapere accogliere tutti, dall’alpinista esperto al turista – elenca -, avere cura di una struttura storica e rispettare l’ambiente circostante, senza sfruttamento turistico selvaggio».


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