Regione, governo scricchiola su  alla finanziaria Musumeci: «Testo senza speranza, come Crocetta»

«Lo strumento contabile approvato in queste ultime ore è la metafora del governo di Rosario Crocetta: non c’è programmazione né strategia per il futuro». Nello Musumeci non usa mezzi termini per descrivere la finanziaria varata ieri — dopo una seduta durata 24 ore — dall’Assemblea regionale siciliana. Trentanove sì, tra i quali quello di Giovanni Greco, Pds-Mpa. Un autonomista che salva dal crollo una giunta di centrosinistra. «Il presidente della Regione Sicilia non ha più la sua maggioranza — dice a MeridioNews Musumeci — Dei suoi in aula ieri mattina c’erano solo 36 deputati. Avrebbero dovuto essere almeno 46. Questo ha un significato chiarissimo». Ed è per renderlo ancora più evidente che il leader di centrodestra e i suoi sostenitori hanno lasciato vuoti gli scranni di Palazzo dei normanni. Seguiti a ruota dagli esponenti del MoVimento 5 stelle. Che, dopo una notte di dibattito infuocato sugli emendamenti — raccontata tra qualche sbadiglio di stanchezza —, non sono riusciti a far passare la norma che rappresentava il loro cavallo di battaglia: la riduzione dello stipendio dei deputati regionali. Che da 11mila e cento euro lordi al mese sarebbero dovuti diventare seimila: «Non c’è stata neanche discussione, l’hanno cassata senza neppure parlarne», racconta Salvo Siragusa, capogruppo regionale degli onorevoli pentastellati. Che continua: «È chiaro che il numero legale affinché si portassero avanti i lavori alla finanziaria lo ha garantito l’opposizione».

A essere sbandierati come i grandi successi di questa finanziaria ci sono l’adeguamento delle pensioni dei dipendenti regionali a quelle dei dipendenti statali, il taglio dei forestali e la riapertura dei concorsi pubblici. «Ma di cosa stiamo parlando? — domanda Nello Musumeci — Del taglio delle pensioni di qualche centinaio di dipendenti. Una vita a lavorare e a versare contributi sperando in un trattamento pensionistico per vederselo tagliare all’improvviso? Dovremmo gioirne perché? Quelle persone sono state trattate come dei delinquenti solo per il fatto che sono dipendenti della Regione. I loro diritti acquisiti dove li mettiamo?». Un discorso uguale sarebbe valido anche per i forestali, «20mila persone che non ho certo assunto io. E però ci sono: sono 20mila padri di famiglia. Li mandiamo in mezzo alla strada tutti o troviamo un modo utile per impiegarli veramente? Serve  personale che controlli le riserve naturali, sì o no? Serve personale che intervenga nelle aree protette e, in generale, in quelle demaniali, sì o no?». Per l’esponente di punta del centrodestra siciliano, anche la sbandierata riapertura dei concorsi pubblici non è, in realtà, un successo da applaudire: «Sono solo poche decine di posti. E dobbiamo contemporaneamente rassegnarci al fatto che i nostri figli non vedranno un concorso per i prossimi dieci, 15 anni. Perché prima ci saranno da smaltire tutti i precari di Palermo». 

«Nient’altro che norme-manifesto — afferma Siragusa — Con una finanziaria impostata così, con il pallottoliere dettato da Roma, non c’era molto da fare». Secondo i deputati M5S, il nuovo concorso per lavorare in Regione non è, però, totalmente da buttare via: «Spesso mancano delle figure professionali in grado di occuparsi di determinati temi — spiega il deputato a cinque stelle — La macchina amministrativa ha bisogno di forza lavoro fresca e propositiva, ma una cinquantina di assunzioni non possono dirsi un successo. Certo è, tuttavia, che riuscire a fare di più era molto complicato». Perché di soldi, alla base di ogni finanziaria che si rispetti, non ce n’è. Anzi, ci sono i soliti 450 milioni di euro dati per entrate certe e che, invece, dovrebbero forse venire da un accordo con il governo nazionale. «Li hanno messi in conto come se potessero riempire dei buchi. Eppure per il momento sono soldi solo virtuali. Se da Roma non arrivassero mai sarebbe crisi nerissima», prosegue Siragusa. Sulla stessa linea Musumeci: «Per far capire il livello del dibattito: sono state spese due ore per parlare di 30 milioni di euro da destinare alla manutenzione delle strade provinciali. Due ore su ogni minuzia, per una cifra che non basta neanche a sistemare otto, dieci chilometri di strada».

Nonostante le 24 ore di discussione — che arrivano dopo giorni di nottate in commissione Bilancio — la manovra economica firmata da Rosario Crocetta continua a non convincere. E non convince neanche l’atteggiamento del governatore: «Negli anni scorsi c’è stato un Crocetta-show — spiega Salvatore Siragusa — Lui parlava, faceva lunghissimi interventi ed era sempre presente. Stavolta non si è quasi fatto vedere, ha parlato poco e con toni pacati. Forse per non cercare uno scontro con la sua maggioranza già spaccata?». A emergere dalle cronache sull’approvazione di finanziaria e bilancio è un presidente della Regione Sicilia sottotono. Lontano dalle consuete esplosioni raccontate dalla stampa. «Ha approvato un documento che dovrebbe programmare la vita della Sicilia e non dà una sola indicazione su sviluppo, investimento e imprese — arringa Nello Musumeci — È per questa mancanza di prospettiva che dovrebbe dimettersi, per non condannarci tutti a una continuativa paralisi sociale». La stessa paralisi che, a suo avviso, avrebbe caratterizzato i lavori in aula se non fosse stato per la presenza della minoranza parlamentare: «Siamo rimasti perché non si spara sull’ambulanza che vuole arrivare in ospedale. Abbiamo fatto il nostro dovere, ma al momento del voto il governatore avrebbe dovuto poter contare sui suoi. E quelli mancavano proprio nel momento che qualifica l’operato di un governo».


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