Raimondi (Uil): “Basta alla precarizzazione dei lavoratori. Subito la riforma strutturale dei Servizi per il Lavoro”

IL SINDACATO TRACCIA LA ROTTA SUL DA FARSI. NON E’ PIU’ TEMPO DI CHIACCHIERE E TENTENNAMENTI. IL PIANO OPERATIVO NAZIONALE (PON) E IL PIANO OPERATIVO REGIONALE (POR) INTRAVEDONO NELLA FORMAZIONE, NEI TIROCINI, STRUMENTI DI POLITICA ATTIVA ESSENZIALI E SERVE UNA LETTURA VIRTUALE DEL SISTEMA

Dopo le giornate caotiche vissute dagli oltre 1800 ex sportellisti e culminate nell’audizione congiunta delle Commissioni Bilancio e Finanze e Cultura e Lavoro all’Ars dello scorso 28 luglio che hanno lasciato in piedi la coda polemica, il silenzio dei sindacati è rotto dalla Uil che, attraverso il segretario regionale, Giuseppe Raimondi, lancia precisi segnali al Governo regionale.

Il tema è sempre lo stesso: il futuro dei servizio per il Lavoro ed il destino degli operatori.

“Occorre una lettura virtuosa tra le filiere dei Servizi formativi e degli Interventi formativi – afferma Raimondi -. Noi abbiamo chiesto in seconda e quinta Commissione dell’Ars – riferisce il segretario regionale della Uil – che il Governo regionale dica chiaramente qual è il sistema che predilige per la gestione del Servizi per il lavoro. Faccia la scelta e lo dica se deve essere pubblico, come aveva predisposto attraverso l’approvazione dell’articolo 14 della legge regionale n.13 del 13 giugno 2014″.

“Viceversa, se il sistema dovrà essere ad impronta mista, pubblico-privato – puntualizza Raimondi – allora faccia le scelte e ci dica quali dovranno essere le modalità del rapporto tra i due soggetti. Rapporto concorrenziale, collaborativo o cos’altro?”

“Per la Uil, mettere a punto i Servizi per il lavoro significa intervenire anche sulla filiera degli Interventi formativi e, quindi, sull’intero comparto – chiarisce Raimondi -. Bisogna anche strutturare quello che deve essere il sistema formativo del futuro, anche in vista del contenuto sia del Piano operativo nazionale (Pon) che del Piano operativo regionale (Por) che intravedono nella formazione, nei tirocini, strumenti di politica attiva essenziali”.

“Dobbiamo avere un sistema che sappia rispondere a questo tipo di necessità – rilancia l’esponente sindacale della Uil – mettere le filiere a regime significa non precarizzare più il rapporto di lavoro, compiendo un intervento strutturale a 360 gradi”.

“Comprendiamo anche che tutto ciò denota anche un lavoro progettuale importante Se dobbiamo pensare che gli attuali addetti del settore siano troppi per gestire il futuro – conclude Raimondi – che si abbia il coraggio di attuare politiche di esodo che restino aperte con una finestra di almeno sei o sette anni, che siano condivise con il ministero del Lavoro, mettendo su politiche di fuoriuscita dignitose per chi abbandona il servizio”.


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