Quattordici anni fa l’omicidio di Borsellino, Palermo e Napolitano ricordano il magistrato

Hanno cominciato a deporli dalle prime ore del mattino, lì a via Mariano D’Amelio, dove quattordici anni fa Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta furono uccisi dalla mafia. Sono i bambini del quartiere a portare fiori, i cittadini, esponenti della politica, qualche assessore. A metà mattinata arriverà il ministro della Giustizia Clemente Mastella con una corona floreale. Gli scout hanno improvvisato un gioco dell’oca con cinquanta caselle dedicate a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, carabinieri e polizia.

Manfredi, il figlio del magistrato, non c’è, e non verrà. Ha deciso che il modo migliore di ricordare il padre è lavorare, e oggi è particolarmente soddisfatto: grazie a un’indagine della polizia postale da lui coordinata, sono state arrestate cinque persone colpevoli di aver clonato carte di credito per una truffa dall’ammontare complessivo di 60mila euro.

Rita Borsellino, sorella del magistrato e leader dell’opposizione di centrosinistra all’Assemblea regionale siciliana, uscita sconfitta dal plurindagato Totò Cuffaro alle ultime elezioni regionali, ricorda che la “speranza sono i giovani, ed è con le giovani generazioni che dobbiamo costruire un futuro diverso non soltanto per i siciliani ma per l’Italia intera che ancora oggi subisce prepotenze e prevaricazioni da parte della criminalità organizzata”.

Per Agnese, la vedova, arriva un messaggio accorato dal capo dello stato Giorgio Napolitano. “Il sacrificio di Paolo Borsellino resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso”, scrive il presidente. Quattordici anni fa “l’arroganza spietata della criminalità mafiosa stroncava la vita di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta Catalano, Cosina, Loi, Li Muli e Traina. Resta indelebile nella memoria l’angoscia e il dolore dei giorni in cui il delirio di onnipotenza della cupola mafiosa, già abbattutosi contro Giovanni Falcone, sua moglie e altri coscienziosi agenti di polizia, culminò nel tentativo di scardinare, colpendo le sue più ferme e intransigenti espressioni, l’ordinamento dello Stato e delle sue istituzioni”.

Napolitano prosegue sottolineando come il sacrificio dei due magistrati e degli uomini delle loro scorte non sia stato “vano. La concezione della giustizia e lo spirito di servizio, che avevano animato le battaglie di Paolo Borsellino e di tante altre vittime della mafia, hanno segnato una netta linea di contrapposizione al terrore dell’anti-stato e costituito un esempio costante e positivo per l’azione della Magistratura e delle Forze dell’Ordine. Questi valori hanno consentito, di recente, di assicurare finalmente alla giustizia anche i maggiori responsabili di molti efferati delitti e di infliggere duri colpi alla stessa organizzazione mafiose”.

Il lavoro di chi era in prima linea a combattere la mafia è stato di “sprone per una mobilitazione collettiva”, aggiunge il presidente, e “resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso. La consapevole missione di uomini coraggiosi come suo marito aiuta a comprendere i percorsi da seguire e contribuisce a non disperdere il clima di nuova fiducia e speranza nelle istituzioni e nella loro rinnovata responsabilità nell’azione per migliori condizioni di sicurezza, di convivenza e di crescita sociale ed economica”.


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