Quando le guerre le combattono i bambini

Attualmente, nel mondo, ci sono 20 conflitti attivi. Conflitti che reclutano mezzo milione di bambini soldato. Dall’Africa, all’Asia fino all’America Latina migliaia di bambini e bambine vengono costretti a combattere, a uccidere, a prostituirsi, a privarsi della loro innocenza nelle varie guerre etniche e di potere.

John Baptiste Onama, ospite venerdì scorso della facoltà di Giurisprudenza di Catania e docente presso l’ateneo di Padova, è nato in Uganda nel 1966, uno Stato di 27 milioni di abitanti e 20 lingue. Nel 1962 l’Uganda ottiene l’indipendenza, ma l’esperienza democratica finisce nel ’71, con il primo colpo di stato da parte dei militari. Da allora il suolo ugandese -così come quello di quasi tutta l’Africa- viene disseminato di corpi lasciati al sole. Onama viene catturato, interrogato e costretto ad arruolarsi. E’ il 1980, ha 14 anni. Viene messo a capo del pattugliamento di zona e, indossata una divisa ed un fucile mitragliatore, diventa un bambino soldato che combatte e uccide.

Parla della follia della guerra, Onama, parla di come i suoi coetanei uccidessero senza pietà, parla dei villaggi rasi al suolo inutilmente e delle vittime certe, i civili, perché «le pallottole che evitano i civili e colpiscono i soldati devono ancora essere inventate». Racconta delle litanie dei moribondi che chiedevano il perché della loro morte, racconta di come persino i cani avessero imparato a riconoscere la mimetica dei soldati, e ad averne paura. Poi parla della sua Africa: noi pensiamo a questo continente come ad una terra flagellata da povertà, fame e malattie, ma l’Africa ha anche altri drammi di cui si discute troppo poco. Si discute troppo poco delle bambine soldato, che oltre a combattere incorrono in un destino peggiore di quello dei maschi: rapite o vendute dai genitori ai generali di guerra per assurgere allo status di mogli. Meno che quindicenni che vengono stuprate quotidianamente, «bambine che mettono al mondo altre bambine, il più delle volte malate di AIDS». Dati alla mano, si scopre che i due terzi delle ragazzine smobilitate ha avuto il primo rapporto sessuale a 14 anni, quasi la metà dichiara di essere rimasta incinta tra gli 11 e i 14 anni, un terzo delle bambine ammette di aver perso almeno un figlio, ma ci sono testimonianze di minorenni che hanno abortito addirittura quattro volte.

Si discute poco dell’infibulazione, delle morti o delle mutilazioni provocate dalle mine, della morte di bambine non ancora nate uccise dai genitori non appena scoperto il sesso delle nasciture. Neanche si parla di come i bambini soldati vengano costretti a combattere, accecati da cocaina, anfetamine e polvere da sparo mischiata al riso, di come vengano costretti, pistola alla testa, ad uccidere i loro parenti e amici. Si discute tremendamente poco, soprattutto, dei motivi inesistenti di queste guerre: «Le guerre in Africa sono guerre commissionate, i capi sono solo dei fantocci nelle mani delle potenze straniere. Ogni anno in Africa viene scoperto un deposito petrolifero o una miniera di diamanti, e le guerre tacciate come etniche non sono altro che guerre per l’approvvigionamento di risorse delle grandi potenze del mondo. E queste guerre creano morti e orfani, generazioni che nascono crescono e muoiono nei campi per gli sfollati, profughi nella loro stessa terra». Onama è riuscito a scappare da questa situazione grazie all’ascolto e all’accoglienza accordata da missionari cattolici alla sua richiesta di tornare a scuola, e per questo sa di essere fortunato. Il giorno dopo aver deposto le armi i bambini soldato hanno bisogno di riabilitazione: si portano dentro i segni di uno stress psicologico che necessita di cure non meno delle ferite del corpo, ed ancora non è garantito a tutti un percorso di guarigione completa; solo il 2% delle bambine soldato, ad esempio, riesce a reinserirsi nella società. Le altre vengono cacciate e rifiutate dalle loro stesse famiglie.

Attualmente nel mondo vi sono 20 conflitti attivi, e in questi conflitti non muoiono soldati, ma civili, donne bambini e anziani, inermi di fronte alla follia della guerra e all’intelligenza delle bombe.

«Quando due elefanti si scontrano, è sempre l’erba a pagarne il prezzo»: proverbio africano.


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