Qualche riflessione sull’indagine che coinvolge oltre 80 deputati dell’Ars

GIUSTO CHIEDERE CONTO E RAGIONE DEL DENARO SPESO A CHI LO HA UTILIZZATO PER REGALI E, IN GENERALE, PER FINI PERSONALI. DIVERSO IL DISCORSO PER CHI HA UTILIZZATO QUESTE RISORSE – DOCUMENTANDOLE – PER ATTIVITA’ POLITICA. IN QUESTO SECONDO CASO NON CI SEMBRA UNO SCANDALO. IN  POLITICA GLI SCANDALI SONO ALTRI

Una premessa: non siamo particolarmente ‘innamorati’ della cronaca politica che si trasforma in cronaca giudiziaria. Già seguire la politica – specie quella siciliana – è difficile. Figuriamoci quando diventa oggetto dei magistrati!
Saranno proprio i magistrati a chiarire come sono andate le cose nella passata legislatura, con riferimento alle spese dei gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana. Tuttavia, senza per questo voler entrare nel merito – non essendo avvocati penalisti – vorremmo parlare dell’utilizzazione dei fondi dei gruppi parlamentari per “attività politica”.

Da quello che si sa, vi sarebbero deputati che avrebbero utilizzato questi fondi per cene, pranzi, regali, massaggi e altro ancora. Fatti gravi, a nostro avviso: perché i fondi dei gruppi parlamentati di Sala d’Ercole – essendo soldi pubblici – non possono certo essere utilizzati per fini personali.
Un po’ diversa a noi sembra l’utilizzazione dei fondi dei gruppi parlamentari per lo svolgimento di attività politica.
Un parlamentare, per definizione, fa politica. Ed è anche corretto sottolineare che non tutta l’attività politica può essere organizzata e fatta a carico dei fondi dei gruppi parlamentari dell’Ars.
Facciamo un paio di esempi. Se il gruppo parlamentare si avvale di consulenti che svolgono un lavoro presso il medesimo gruppo parlamentare – almeno dal nostro punto di vista – non troviamo nulla di strano. Se il gruppo parlamentare organizza un convegno su un argomento attinente l’attività parlamentare – per esempio, una legge approvata o da approvare – non troviamo nulla di strano.
Ma se con i fondi del gruppo parlamentare dell’Ars si organizza – e si paga – un convegno sulle elezioni politiche nazionali, beh, questo non è proprio ortodosso. Anche se, a rigore, si tratta pur sempre di attività politica. In questi casi – senza voler togliere nulla alla giusta inchiesta della magistratura – il confine tra attività politica e attività dei gruppi parlamentari dell’Ars non è molto chiaro.

Certo, non tutte le spese dell’attività politica possono essere pagate dai gruppi parlamentati dell’Ars. Anche perché, fino ad oggi, i deputati prendono un’indennità complessiva pari a quella dei senatori della Repubblica: e non sono proprio ‘quattro soldi’.
Però un conto è utilizzare i fondi del gruppo parlamentare per fare “regali” a terzi (e quindi per fatti personali!), mentre altra e ben diversa cosa è utilizzare i fondi per attività politica in generale. Nel primo caso è giustissimo essere severi. Nel secondo caso – anche se si dovesse trattare di convegni e, in generale, di manifestazioni in vista di elezioni comunali, nazionali od europee – la cosa, dal nostro punto di vista, non ci sembra gravissima.
Gli sprechi e i furbi che operano in politica vanno colpiti senza pietà. Però riteniamo sia un errore – non certo da parte della magistratura che correttamente sta indagando – ma da parte dell’opinione pubblica, generalizzare.
Un parlamentare regionale opera in un’intera provincia. Se svolge correttamente la funzione di parlamentare, la sua provincia la deve percorrere in lungo e in largo. Anche perché qui in Sicilia – grazie a Dio! – i nostri deputati non vengono eletti con il Porcellum – ma con una legge elettorale che li obbliga a cercare i voti uno per uno.
Per non parlare di tutte le altre spese (segreteria, segretari, spostamenti, costo di permanenza a Palermo per chi arriva da altre province e altro ancora).
Ora, se una parte dell’attività politica – in modo chiaro e documentato – grava sulle spese del gruppo parlamentare – beh, a noi questo non sembra uno scandalo. Gli scandali, in politica, sono altri.  


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