Punta Bianca, la collina cede sotto i colpi dei militari Croce: «Spostare poligono? Nessun Comune lo vuole»

A Drasy, a cavallo tra i territori di Agrigento e Palma di Montechiaro, appena sopra Punta Bianca, si continua a sparare. Qui la brigata Aosta dell’esercito italiano, da oltre mezzo secolo e per otto mesi all’anno trasforma l’area in un campo di guerra. Periodicamente sulla statale 115 sfilano incolonnati carri armati e mezzi corazzati: tutti diretti al poligono militare. A documentarne le attività, da anni, è l’associazione Mareamico di Agrigento che più volte si è riunita con gli ambientalisti di Legambiente, Wwf e Marevivo. Quest’ultima associazione, nel 1996, ha avanzato la proposta alla Regione di trasformare la zona di costa in riserva naturale annettendo anche il perimetro di Drasy con il conseguente trasferimento dei soldati in altra sede. 

Dal canto suo, la politica, attraverso l’assessorato ai Beni culturali e ambientali, nel 2001 si è limitata a emanare un decreto di immodificabilità dichiarando il sito «di notevole interesse pubblico». Nel testo, pubblicato in Gazzetta ufficiale, viene descritto in maniera minuziosa l’intero tratto che da Agrigento conduce a Palma di Montechiaro: «Il contrasto cromatico tra il blu del mare limpido ed il bianco dei trubi che protendono verso esso, quasi modellati dall’azione scultorea della natura, costituisce un segno di grande rilievo estetico-percettivo», si legge.

Da allora, però, alle parole sono seguite pochi fatti, con Drasy che ha continuato a ospitare le esercitazioni. Attività che, secondo gli ambientalisti, danneggerebbero in maniera irreparabile l’ambiente. Ed è di poche ore fa l’ultimo video con cui Mareamico denuncia l’erosione della costa. «La fragile collina continua a sgretolarsi e scivolare in mare – denuncia il presidente di Mareamico, Claudio Lombardo -. Le ripetute esplosioni e le conseguenti forti vibrazioni nel poligono di tiro dell’esercito hanno indebolito la collina e sono la causa dei continui crolli». Da parte di Lombardo, poi, una critica nei confronti della Regione accusata di «rimanere immobile nonostante anche il ministero l’abbia sollecitata a trovare una soluzione».

Il riferimento va alle parole pronunciate, ormai tre anni fa, dal sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano, che invitò la Regione a individuare un’area alternativa «cercando di contemperare le esigenze addestrative con gli aspetti che attengono all’impatto ambientale». Proposito che anche oggi viene ribadito dall’assessore regionale all’Ambiente Maurizio Croce. «Siamo alla ricerca di un luogo che possa sostituire Drasy ma non è così facile – dichiara a MeridioNews -. I motivi sono tanti: dalla grandezza del sito alla indisponibilità dei Comuni limitrofi ad accogliere la presenza dei militari». Alle comunità, infatti, non andrebbe alcuna forma di indennizzo. «Anche se si trattasse di aree demaniali, non si potrebbe imporre l’istituzione di un poligono con tanta facilità», prosegue l’assessore. Che poi sottolinea come comunque una soluzione provvisoria fosse stata pensata: «Avevamo stabilito che esercito e ambientalisti dovevano incontrarsi per fare coesistere il poligono con l’ipotesi della riserva naturale, attraverso una nuova perimetrazione del sito, ma non mi risulta – conclude Croce – che alla fine si sia arrivato a qualche risultato». 

A smentire la versione è però Mareamico. «L’accordo e la proposta è stata trovata e inviata agli uffici dell’assessorato, abbiamo le prove. Se poi il governo non ha fatto nulla è un discorso diverso che non dipende di certo da noi», conclude Lombardo.


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L'associazione Mareamico documenta i cedimenti del sito che dovrebbe diventare riserva naturale ma che per ora rimane area di esercitazione. Si tratta di una storia antica, ma finora senza soluzione. Nonostante, negli anni scorsi, il comando militare e gli ambientalisti avrebbero raggiunto un accordo. Rimasto lettera morta 

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