Persi oltre 20 milioni di metri cubi d’acqua dal bacino Pozzillo nell’ultimo mese e mezzo. Un’emorragia che non sembra terminare, rischiando di superare anche il limite previsto per legge di 4 milioni di acqua autorizzati per l’irrigazione della Sicilia Orientale da parte di Ancipa. La denuncia arriva dal Movimento per la Difesa dei Territori (MDT), che ieri ha […]
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Pozzillo, persi 20 milioni di metri cubi d’acqua: «Così basterà per sette mesi»
Persi oltre 20 milioni di metri cubi d’acqua dal bacino Pozzillo nell’ultimo mese e mezzo. Un’emorragia che non sembra terminare, rischiando di superare anche il limite previsto per legge di 4 milioni di acqua autorizzati per l’irrigazione della Sicilia Orientale da parte di Ancipa. La denuncia arriva dal Movimento per la Difesa dei Territori (MDT), che ieri ha depositato un secondo esposto-diffida urgente. Indirizzato all’autorità di bacino, alla protezione civile, a Siciliacque e a Enel.
Il calo d’acqua improvviso nel bacino di Pozzillo
«Il problema è capire come sia stato possibile arrivare a una riduzione così importante in un periodo relativamente breve» chiarisce Fabio Bruno, presidente del movimento. Secondo i dati, tra il primo luglio e il primo agosto 2026 di Pozzillo è passata da 34,49 a 13,15 milioni di metri cubi d’acqua, con una diminuzione di 21,34 milioni di metri cubi. «A inizio giugno la situazione era molto diversa. Poi, tra luglio e agosto, il volume è diminuito rapidamente – conferma Bruno – Adesso sono stati costretti a dirottare l’acqua da Ancipa verso la piana di Catania, andando ad incidere anche sulle riserve regionali.
L’ipotesi dell’acqua persa per i soliti problemi
Secondo il movimento, la spiegazione potrebbe più semplice del previsto, in quanto storica e mai risolta. Cioè le reti idriche vecchie e deteriorate che, a parte qualche intervento comunale, non sono ancora state oggetto di seri ammodernamenti da parte della Regione Siciliana. «Ancipa per rifornire i Comuni collegati, l’erogazione è di circa 560 litri al secondo – sottolinea ancora Fabio Bruno a MeridioNews -, ma una parte significativa dell’acqua si perde lungo il percorso. In alcuni casi si disperde anche il 50 per cento dell’acqua immessa. Questo significa che, per farne arrivare una determinata quantità agli utenti, bisogna prelevarne quasi il doppio. Il consumo estivo incide per circa 1,7 milioni di metri cubi al mese, poi c’è l’evaporazione che riguarda il 10 per cento del totale d’acqua».
I dati presentati in ritardo
Per poter segnalare malfunzionamenti o anomalie dei bacini idrici è necessario effettuare i relativi monitoraggi. Ma uno dei nodi sollevati da Fabio Bruno riguarda proprio la tempestività nella pubblicazione dei dati sulla disponibilità idrica degli invasi. Spesso diffuse con un ritardo di oltre un mese, rendendo difficile avere un quadro aggiornato della situazione. È il caso dell’Ancipa, il cui dato ufficiale al primo agosto indica circa 19 milioni di metri cubi. Mentre la rilevazione più recente monitorata dal Movimento si attesta intorno ai 13,8 milioni. «I due dati non sono in contraddizione: il problema è lo slittamento temporale delle pubblicazioni». Una questione che riguarda la trasparenza e la possibilità di seguire in tempo reale l’evoluzione delle riserve idriche. «Affinché cittadini, associazioni e osservatori possano capire quando la situazione sta diventando critica», precisa Bruno.
Gli effetti della mancata programmazione
Il rischio ultimo della mancata programmazione, seppur non immediato, è di restare senza risorse idriche per la prossima estate. La disponibilità attuale, secondo il presidente del Movimento per la Difesa dei Territori, può essere sufficiente nel breve periodo, ma molto dipenderà dall’andamento delle precipitazioni autunnali e invernali. «Questi 13,8 milioni di metri cubi possono durare circa sette mesi, con un consumo normale. Il problema è capire cosa succederà dopo – conclude Fabio Bruno – e non possiamo basare tutto sulla probabilità. Dobbiamo gestire e programmare oggi quello che potrebbe succedere domani».