Porto di Messina, concessione a Intermarine fino al 2028 Ma sulla zona falcata c’è un contenzioso ventennale

L’Autorità portuale di Messina rinnova, sino al 31 dicembre 2028, la concessione demaniale marittima alla Intermarine spa, ex Rodriquez, allo scopo di mantenere il cantiere navale nella zona falcata. La concessione riguarda un’area complessiva di 34mila e 600 metri quadrati, di cui 3mila e 800 di specchio d’acqua.

È del presidente dell’Authority, Antonino De Simone, «l’auspicio che il rinnovo della concessione possa contribuire a creare un clima di maggiore stabilità a garanzia delle nuove commesse internazionali e nazionali acquisite dall’azienda. Ciò – prosegue – indubbiamente contribuirà sensibilmente allo sviluppo economico, sociale ed occupazionale del territorio».

Dopo aver concluso la commessa Oman, relativa alla costruzione di cinque catamarani, sembra che la Intermarine sia attualmente concentrata sulle lavorazioni di refitting di unità navali per vari armatori nazionali. Inoltre, sarebbero in corso contatti e trattative riservate con armatori esteri.

La decisione dell’Ap è sintomatica, sebbene da anni si attenda il piano regolatore dei porti di Messina e Milazzo, rimasto impantanato in Regione, della volontà di continuare ad assecondare la vocazione cantieristica della zona falcata, dove ha sede anche la Palumbo.

Da quasi 20 anni è in atto un contenzioso con l’Ente autonomo portuale di Messina (Eapm) per stabilire la proprietà delle aree ricadenti nella cosiddetta area Falce. Risolutivo sembrava l’accordo siglato lo scorso 24 aprile tra la Regione, rappresentata dall’assessore alle Attività produttive Linda Vancheri, e le due istituzioni, per la chiusura dello stesso Ente porto e la realizzazione a Giammoro del punto franco, per il quale Eapm fu istituito nel 1953. Una soluzione, questa, che ha molti estimatori, da Enzo Garofalo, esperto del ministro dei Trasporti per le infrastrutture del Mezzogiorno, a Beppe Picciolo, capogruppo del Patto dei democratici per le riforme (Pdr) all’Assemblea regionale siciliana, ma che al momento continua a rimanere lettera morta. Soprattutto perché non è ancora stato nominato un commissario liquidatore che provveda realmente al de profundis dell’Eapm.

Sempre più insistenti si fanno, intanto, le pressioni per un recupero ambientale della zona falcata, dopo i danni generati dall’attività di degassifica della Smeb, dall’ex inceneritore, affinché si dia finalmente seguito, al fianco di quella cantieristica, alla sua vocazione turistico-culturale, favorita dalla presenza della fortezza Real Cittadella, bene storico del XVII secolo.

Proprio nei giorni scorsi, l’assessore regioanle all’Ambiente e al Territorio, Maurizio Croce, ha avuto mandato dal governatore, Rosario Crocetta, per avviare i lavori per un accordo di programma che conduca a un piano strategico, propedeutico all’ottenimento dei fondi europei. L’obiettivo è di portare a casa circa 50 milioni di euro per la riqualificazione dell’area, riprendendo il lavoro svolto dall’ex assessore regionale alla Cultura, Giusi Furnari, insieme alla Soprintendenza ai Beni culturali di Messina.


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