Ponte Stretto, M5s presenta esposto in Procura  «Strani movimenti in Borsa prima e dopo Renzi»

Aver rilanciato l’ipotesi Ponte sullo Stretto potrebbe non solo aver agevolato le quotazioni del Partito democratico, in vista dell’atteso referendum costituzionale, ma anche concretamente quelle della Salini-Impregilo, l’azienda capogruppo della cordata che nel 2005 si aggiudicò la gara internazionale – poi stoppata – per la realizzazione dell’infrastruttura. A sostenerlo è il Movimento 5 stelle che, questa mattina, ha depositato un esposto alla Procura di Roma per chiedere di fare luce sull’aumento del valore delle azioni della società, all’indomani delle parole con cui il presidente del consiglio Matteo Renzi ha rispolverato l’idea del ponte, sottolineando che la sua costruzione potrebbe creare 100mila posti di lavoro

«Non solo dopo l’annuncio è aumentato il valore del 6,5 per cento – commenta la capogruppo alla Camera, Giulia Grillo – ma già il giorno precedente alle dichiarazioni di Renzi era aumentato il dato riguardante l’acquisto dei titoli. Rispetto al trend generale, infatti, è stato acquistato il doppio delle azioni della Salini-Impregilo». Ad accorgersi della stranezza è stato il deputato pentastellato Andrea Colletti, che stamattina insieme a Grillo ha consegnato una relazione ai magistrati romani. Ma il M5s è intenzionato a rivolgersi anche altrove. «Domani ci rivolgeremo alla Consob, che è l’organo deputato a controllare gli andamenti in Borsa – spiega la capogruppo -. Il rialzo, infatti, è stato notato a Piazza Affari».

Da parte della Salini-Impregilo, intanto, non è arrivata alcuna replica. L’azienda, che con lo Stato ha un contenzioso aperto per i danni che avrebbe subito con il blocco del progetto, al momento si trincera dietro un no comment. «L’azienda non commenta», fa sapere l’ufficio stampa.

Gli interessi della Salini-Impregilo risalgono a metà anni Duemila. Nel 2003, anni in cui al governo c’è Silvio Berlusconi, il Cipe approva il progetto preliminare da circa sei miliardi, a cui segue l’anno dopo la gara per la costruzione. Gara che viene vinta nel 2005 dal consorzio Eurolink, guidato appunto dalla società milanese e di cui fa parte la spagnola Sacyr e la giapponese Harima. La vicenda si complica nel 2006, quando a vincere le elezioni politiche è la coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi. Il nuovo governo blocca il progetto, e di ponte non se ne parla più fino al ritorno di Berlusconi. 

È il 2009 quando il governo invita imprese a presentare progetti su fondi ristanziati. Nel 2010 il progetto definitivo va a Eurolink. Ma è il 2012 quando Mario Monti – divenuto presidente del consiglio – approva il decreto 187 con cui si dichiara la «caducazione» della concessione alla Stretto di Messina, la società concessionaria, istituita nel 1981, per la progettazione e la realizzazione del ponte. Con quell’atto vengono meno anche i contratti con le imprese che avrebbero dovuto lavorare alla costruzione. Compresa la Salini-Impregilo.

La disputa giudiziaria parte da lì, con una richiesta di risarcimento danni di circa 790 milioni di euro. Vicenda che ancora si trova al primo grado, in attesa di conoscere se arriverà alla Corte costituzionale.


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