Pnrr infrastrutture: aumentano costi e tempi. Al Sud solo il 14 per cento dei cantieri prioritari è in corso

Da un lato l’aumento dei costi delle materie prime e dall’altro un poco brillante 14 per cento dei cantieri prioritari per il Sud che risultano essere in corso. Non è proprio entusiasmante la fotografia sullo stato di attuazione delle infrastrutture che rientrano nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). L’analisi è contenuta nel rapporto intermedio redatto dalla commissione Ambiente alla Camera dei deputati con i dati che sono stati elaborati dalla fondazione indipendente Openpolis. I costi delle infrastrutture, con i dati aggiornati al 31 dicembre 2022, ammontano a 132 miliardi di euro, a maggio la quota arrivava a 125 miliardi di euro. Un aumento legato ai costi dei materiali di costruzione, dei carburanti e dei prodotti energetici. Il 46 per cento dei costi previsti riguarda infrastrutture che, sulla carta, hanno una corsia preferenziale essendo opere commissariate. In Sicilia, rientra in questa categoria la linea ferroviaria Catania-Palermo-Messina, indicata nella tabella del rapporto con la dicitura di alta velocità nonostante si tratti di una velocizzazione della linea non paragonabile a quelle attive tra le principali città della penisola. Collegato alle opere prioritarie anche l’interramento della linea nel nodo di Catania e il ripristino della Caltagirone-Gela.

Alla voce strade e autostrade c’è il risanamento e potenziamento della A19 Catania-Palermo e dell’A29 Palermo-Mazara del Vallo. In questa categoria rientra anche la Catania-Ragusa, con le prime attività di cantierizzazione – suddivise in quattro lotti – che sono state avviate tra fine marzo e aprile scorso. Per quanto riguarda i sistemi urbani, nell’elenco ci sono le nuove linee tramviarie a Palermo e, infine, l’adeguamento e la messa in sicurezza dei porti di Catania, Trapani, Palermo e Augusta. I lavori sulle ferrovie sono quelli che si trovano allo stadio più avanzato, registrando la percentuale maggiore – 26 per cento – di opere in corso. Seguono ciclovie – 11 per cento -, porti e interporti – 10 per cento -, sistemi urbani – 7 per cento -, strade e autostrade – 1 per cento. Mentre aeroporti, infrastrutture idriche ed edilizia pubblica sono ancora ferme ai passaggi precedenti all’avvio dei progetti.

La Sicilia è la regione con la percentuale più alta a livello nazionale (vedi mappa) – 36 per cento per 6773 milioni di euro – dei fondi per le infrastrutture. Seguono Campania, Lombardia e Liguria. «Al Centro-Nord – si legge nel rapporto della commissione Ambiente – si registra uno stato di realizzazione più maturo, con il 36 per cento dei costi previsti che riguarda lavori in corso. Al Sud e nelle isole, il 24 per cento dei costi previsti riguarda lavori in gara o aggiudicati».

Stando a quanto messo nero su bianco nel rapporto nel biennio 2021-2022, nonostante la forte crescita del mercato delle opere pubbliche, si è assistito a un rallentamento della capacità realizzativa. Dietro c’è l’aumento dei prezzi dei materiali di costruzione che ha modificato i costi dei progetti già approvati, imponendo quindi una rivisitazione degli stessi. Il decreto Sostegni-bis e quello denominato Aiuti hanno però evitato il blocco del mercato «come si evince dal ridotto peso dei procedimenti interrotti – si legge nel documento – ovvero bandi annullati o gare andate deserte o non aggiudicate: 10 per cento per le infrastrutture prioritarie e 7 per cento per l’intero mercato delle opere pubbliche».


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