Piano delle cave, uno strumento atteso a lungo Estrazione e indotto danno lavoro a 17mila unità

Dopo l’apprezzamento della giunta regionale, qualche settimana fa, si attendono a giorni i passi operativi per l’applicazione del Piano regionale delle cave, che ha a che fare con la filiera della trasformazione dei materiali estratti, l’esportazione dei materiali pregiati, l’industria delle costruzioni, del cemento e dei laterizi. Il piano ha anche il compito di determinare le quantità di materiali di cava e di pregio che potranno essere estratte nei prossimi anni nel rispetto di alcuni parametri di sostenibilità ambientale.

Vania Contrafatto, titolare della delega nell’esecutivo Crocetta, esprime moderata soddisfazione: «Nuove regole certe daranno uno strumento applicativo importante, ma soprattutto consentiranno, dopo una lunga attesa, una pianificazione efficace delle attività». Il numero degli operatori del settore ammonta a circa duemila unità, con un indotto di 15mila addetti. Da solo ad esempio il comprensorio marmifero trapanese impiega complessivamente oltre tremila unità, di cui il 10 per cento nell’estrazione e il 90 per cento nella trasformazione del prodotto. L’indotto è costituito principalmente da attività di lavorazione della pietra (segherie, frantoi, ecc.), di terrecotte e ceramiche, cementifici, lavorazione di prodotti per l’edilizia (forati, tegole, ecc.) e trasporti. Sulla base dell’importanza delle aree a livello socio-economico e delle caratteristiche, vengono operate distinzioni tra aree di primo e secondo livello e di completamento. Sono 98 le aree di primo livello, 86 quelle di secondo e 227 di completamento. Fino al recente passato le cave in attività erano 462.

L’esportazione dalla Sicilia è in crescita. Nel 2013 sono stati esportati prodotti per 92,1 milioni di euro contro 84,9 milioni dell’anno precedente (+8,5 per cento). In crescita risultano le aziende del Trapanese, che hanno esportato prodotti lapidei finiti per 53,3 milioni di euro contro 47,7 milioni del 2012 (+11,7 per cento), mentre quelle del Ragusano hanno esportato per 26,9 milioni a fronte di 23,8 milioni del precedente anno (+13,2 per cento). In calo la provincia di Palermo che ha esportato per 7,1 milioni contro 8,3 milioni del 2012 (-14,8 per cento). La provincia di Trapani rappresenta la realtà produttiva più rilevante dell’Isola, mentre altre realtà siciliane sono presenti nella provincia di Palermo con cinque prodotti di punta: Rosso Montecitorio (che prende il nome da Palazzo Montecitorio a Roma in cui è stato ampiamente utilizzato), Rosso Kumeta, Verde Kumeta, Grigio Billiemi, Alabastro. La provincia di Messina produce quattro varietà (Grigio S. Marco, Grigio Reale S. Marco, Brecciato normanno S. Marco, Rosso S. Marco).


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