Petrosino, il consigliere e l’accordo elettorale con il mafioso che aveva denunciato. «La differenza la facciamo noi»

Dieci giugno 2022, meno di 24 ore alle amministrative di Petrosino, Comune con poco più di ottomila abitanti in provincia di Trapani. Quel giorno gli investigatori monitorano le fasi antecedenti e successive di un incontro particolare. Allo stesso tavolo, all’interno di un’abitazione, si ritrovano Marco e Michele Buffa. Non sono parenti ma tra loro, stando alle accuse, ci sarebbe una comunione di intenti confluita in un patto elettorale all’ombra della mafia. Il primo, Marco Buffa, è ritenuto appartenente a Cosa nostra e sulle spalle ha già una condanna per avere favorito la latitanza di due personaggi ritenuti ai vertici del mandamento mafioso di Mazara del Vallo; l’altro è un politico locale dell’Udc, partito di cui è anche commissario comunale dal 2014. Oggetto della discussione sarebbero state proprio le elezioni, in cui Buffa verrà poi eletto al Consiglio comunale con la lista civica Alternativa – Insieme per Petrosino. «Ci sono i servizi sociali, mi facessero fare tre o quattro ore al giorno, sono 500 euro al mese», commentava al telefono il procacciatore di voti subito dopo l’incontro del 10 giugno dello scorso anno.

Il patto però non avrebbe riguardato soltanto la candidatura di Buffa, adesso finito agli arresti domiciliari. Sotto la lente d’ingrandimento c’è anche la figura di un altro candidato al Consiglio comunale, poi eletto e nominato presidente dell’assise cittadina. Si tratta di Aldo Caradonna. L’uomo non è stato raggiunto dalla misura cautelare ma è stato destinatario di un avviso di garanzia. Il giorno del voto è proprio Buffa a telefonare al candidato per chiedere indicazioni su cosa scrivere nella scheda elettorale: «Mia moglie, dice, se mette Caradonna è lo stesso?». «Può mettere Caradonna, può mettere Aldo, Aldo Caradonna, come vuoi», rispondeva l’aspirante consigliere. Dopo lo spoglio a salire come sindaco, per appena 17 voti di differenza, è il candidato Giacomo Salvatore Anastasi, bollato dagli indagati come «il cavallo buono». L’avversaria politica, l’architetta Marcella Pellegrino, sarebbe stata invece inavvicinabile: «Non ci possiamo andare noialtri – diceva Buffa – lì le manette ci fa mettere». E in un piccolo centro capita pure che gli avversari politici bussino alla porte di chi il proprio voto lo ha già messo in vendita: «Ho avuto visita da Marcella – raccontava una donna a Buffa riferendosi alla candidata sindaca – io le ho detto che fino a oggi ho mangiato grazie a Marco (Buffa, ndr), mi riempiono la casa di spesa per un mese».

Buffa commentava con entusiasmo, attribuendosi addirittura il merito dell’elezione di Anastasi: «La differenza all’ultimo si fa – diceva – e la facciamo sempre noialtri. Sempre così è stato». Anastasi, non raggiunto da misura cautelare, avrebbe incontrato il mafioso locale nell’aprile del 2022 e al termine di un comizio. Finita la competizione elettorale, si sarebbe passati alle richieste. Una di queste è quella che avrebbe riguardato il genero di Leonardo Casano, finito qualche mese dopo in carcere per traffico di droga. A intercedere con il consigliere comunale sarebbe dovuto essere sempre Michele Buffa. «Ci ho parlato, o domani o dopodomani chiama a tuo genero per andare a lavorare».

Il colpo di scena in questa storia arriva però dopo il 6 settembre 2022, giorno in cui Michele Buffa finisce in carcere nell’ambito dell’operazione Hesperia. Tra i reati che gli vengono contestati ci sono anche due estorsioni che avrebbero avuto come vittima proprio il consigliere comunale e la cooperativa agricola in cui lavorava. Particolare, quello della denuncia da parte della vittima, che non sarebbe stato preso bene da Buffa. «Io faccio cadere il Comune – spiegava alla moglie durante un colloquio in carcere riportato nelle pagine dell’ordinanza – Lui ha avuto a che fare con persone malandrine che gli hanno portato i voti. Non è che sono stato io a cercarlo ma lui che ha cercato me». «Io con lui sono andato alle case popolari – aggiungeva – Ha preso 700 euro e glieli ha dati, altri 150 euro li ha dati a me ma io non li ho voluti però avevamo tutti il ristorante pagato». Il dato più allarmante, secondo i magistrati, è però quello legato ai tempi. La denuncia del politico risale infatti a febbraio del 2022, ossia quattro mesi prima rispetto alla competizione elettorale a Petrosino. Ciononostante l’esponente dell’Udc avrebbe comunque deciso, secondo le accuse, di scendere a patti «in maniera consapevole» con il mafioso locale per raccattare voti.


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