Per curare l’Italia si usa una terapia sbagliata

Questo articolo – i cui contenuti la redazione di LinkSicilia condivide – è tratto dal sito: Un’Europa diversa

http://uneuropadiversa.it/per-curare-litalia-si-usa-la-terapia-sbagliata/

Dopo l’Ocse è ormai un diluvio di stime negative per l’Italia. Ha cominciato subito Standard & Poor’s e oggi anche l’ufficio studi di Confindustria prevede in nero l’andamento del Pil. Adesso lo scoprono tutti, ma su questo blog lo stiamo dicendo dall’inizio dell’anno che anche il 2014 avrebbe avuto un orizzonte oscuro. Non è questione di essere maghi ma solo di vedere le cose come stanno senza gli occhiali del pregiudizio: come può crescere un’economia con tasse che continuano a salire, produzione industriale che scende e consumi in picchiata? Ora se ne sono accorti tutti. Purtroppo resta sbagliata la terapia. Il pensiero unico che vale in tutti i commenti batte su un solo tasto: l’Italia è in recessione perché non ha fatto i compiti a casa. Viceversa i Paesi usciti dalla crisi (Spagna, Irlanda, Portogallo e per molti versi la stessa Grecia) sono quelli che si sono dimostrati più diligenti sui banchi di scuola.

È un’analisi assolutamente sbagliata e non ci stancheremo mai di ripeterlo. E fino a quando non verranno cambiate le terapie il malato-Italia continuerà a deperire. Perché la verità è assolutamente opposta a quella che viene raccontata: è falso che l’Italia è in recessione perché si rifiuta di studiare. E’ vero esattamente il contrario: l’Italia è in recessione perché ha fatto con diligenza fin eccessiva i compiti a casa. La verità è questa. Il resto è mistificazione dettata dal pensiero unico. A cominciare dal fatto che gli altri grandi malati sono guariti rapidamente grazie alle riforme. Non è così: tutti gli altri sono guariti perché hanno potuto rompere la soglia del 3%: Spagna, Grecia, Portogallo e la stessa Grecia stanno tutti largamente sopra la soglia del 4%. Il recupero nasce da qui. L’Italia invece è inchiodata al tetto del 3% e, inoltre, ha dovuto versare 55 miliardi che sono serviti a salvare banche e bilanci pubblici degli altri. Di quei Paesi, cioè, che ora ci danno lezione su come si fanno i risanamenti. Nonostante tutto l’Italia continua ad avere una disoccupazione che, a dispetto di tutto, resta la metà circa degli altri.

Con questo ovviamente non vogliamo dire che non bisogna fare le riforme, a cominciare da quella del lavoro. Anzi diventano sempre più urgenti proprio per togliere qualunque alibi al pensiero unico degli euro fanatici. Ma è pericoloso pensare che con un colpo di bacchetta magica tutto vada a posto. Anche gli ultimi dati confermano quello che abbiamo sempre detto: l’Italia sta morendo di rigore e di austerità. E non perché poco virtuosa, ma perché lo è troppo.


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