‘Penna libera’, anche la poesia ha le sue regole

Si è svolta sabato 23 gennaio la cerimonia di premiazione di “Penna Libera”, il  primo concorso letterario organizzato da un’associazione studentesca (Trinacria), con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Catania. Un evento fortemente voluto da Antonello Costanzo, studente di giurisprudenza e fondatore dell’associazione culturale Trinacria, e da Fabio Buda, giovane ideatore del concorso.

La premiazione ha riguardato i partecipanti della sezione B  –  “Poesia in Ateneo”: una competizione poetica rivolta a tutti gli studenti – compresi i laureati – iscritti all’Università di Catania e non solo. Ma l’entusiasmo con cui è stata accolta l’iniziativa ha reso necessaria l’istituzione di un’ulteriore sezione: quella aperta ai non studenti.

Le poesie sono state valutate da una giuria tecnica, costituita da docenti, scrittori e giornalisti, tra cui il critico letterario Antonio Di Mauro ed il professore-giornalista Marco Pappalardo. Ma il ruolo di giurato è stato attribuito anche ad una studentessa: Patrizia Mirabella, iscritta a Giurisprudenza. Presente all’evento l’onorevole Salvo Pogliese, che ha elogiato i giovani di Trinacria.

Lingua, stile, originalità e contenuto. Questi i  parametri utilizzati dalla giuria per valutare i componimenti presentati da 320 candidati, ciascuno dei quali ha potuto concorrere con un max. di 3 poesie (754 in tutto). «La poesia non è solo libertà, ma anche rigore, studio e lettura» – ha precisato la professoressa Rita Verdirame, presente alla cerimonia in rappresentanza della Facoltà di Lettere. Facoltà a cui appartengono i primi tre classificati, nonché premiati, del concorso.

Al terzo posto Serena Marchi, autrice di “Poeta senza talento”: pungente autoritratto di chi deve fare i conti con se stesso e con le proprie doti per essere un vero poeta, capace di raccontarsi in profondità. «L’inchiostro può solo sporcarmi le dita ma non può dire quel che sento», scrive.

Seconda classificata, Letizia Biondi con “Io sono contro”, denuncia etica ed estetica dei comportamenti più in voga nella società contemporanea: dall’ipocrisia alla ingiustizia, dalle morti bianche a tutto quel che costituisce «sfinimento della ragione ed offuscamento dei pensieri». Insomma: un grido contro l’omologazione e contro tutto ciò che nega il buon senso, compreso «l’elastico delle mutande sopra i pantaloni».

A vincere su tutti, però, è Salvatore Canto, primo classificato con “Lutto ai caduti di Kabul” o “caduti in Paradiso”, come li definisce alla fine. Un componimento classico, premiato per la capacità di elevare poeticamente valori nobili come la libertà e la pace. Valori quasi scontati ma difficilmente pensabili da chi è costantemente in guerra, poichè «l’inverno è irriconoscibile se vi si vive o vi si nasce».

Tra i non studenti, invece, è stata premiata Manuela Musumarra, con “A mio padre”: poesia semplice ma di enorme efficacia nel trattare la perdita di una persona cara, della quale si continua inevitabilmente la ricerca.


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