Palermo città dell’accoglienza anche per lo spirito Dalla messa in inglese alle celebrazioni in Tamil

Palermo da sempre città dell’accoglienza, la città tutta porto abituata ad accogliere chi arriva dal mare. Da diversi anni ormai arrivano tantissimi migranti dall’Africa ai quali il sindaco di Palermo non ha mai negato l’accesso. Ma cos’è l’accoglienza? Chi si prende cura dello spirito martoriato dei migranti? anche l’anima va accudita così come la fede. Da questa riflessione nasce una precisa pastorale migratoria della chiesa cattolica, «esiste da più di un secolo, prima era focalizzata sugli emigrati adesso anche sugli immigrati – spiega Sergio Natoli, incaricato dall’Arcivescovo Lorefice proprio per portare avanti questa pastorale nel capoluogo siciliano – ci sono 37mila immigrati in città di cui più di un terzo cattolici, occorre che ci sia un’attenzione anche per loro».

Così padre Natoli organizza la messa in una chiesetta di piazza Marina: Santa Maria dei Miracoli, ed è qui che i cittadini provenienti da altri Paesi hanno la possibilità di partecipare alle celebrazioni eucaristiche nella propria lingua natia. Una messa multilingue celebrata da padre Natoli da un altare che è una barca, simbolo cattolico e dell’accoglienza. Particolare attenzione è rivolta ai bambini, ai quali è dedicato un grande tappeto sul quale durante tutta la messa loro possono disegnare e colorare. Ma non è l’unico luogo di culto dedicato ai migranti. 

Per la comunità Srilankese, la messa in lingua tamil viene celebrata il sabato, alle ore 20, nella parrocchia San Filippo Neri allo Zen, ogni domenica alle ore 8.30 nella chiesa Santa Ninfa, in via Maqueda, e alle ore 9 nella parrocchia San Nicolò di Bari in via Nunzio Nasi all’Albergheria. La messa in lingua cingalese viene celebrata nella chiesa Santa Ninfa ogni terza domenica alle ore 12. Per la comunità ghanese la santa messa in lingua inglese viene celebrata la seconda e quarta domenica, alle ore 16, nella parrocchia San Nicolò di Bari. Per la comunità filippina la santa messa in lingua inglese si tiene la seconda domenica del mese, alle ore 17, nella parrocchia Santa Lucia, in via Albanese, e in lingua tagalog la prima, terza e quarta domenica, alle ore 17, nella chiesa di San Gregorio al Capo. Tante altre sono le attività ecclesiastiche nell’ottica dell’intercultura. 

«Io non li chiamo extracomunitari ma semplicemente cittadini nati in altri Paesi – continua Natoli -. La mia messa si celebra in tredici lingue diverse e do anche spazio alle danze rituali che alcune culture praticano durante la messa. Gesù era un missionario io pure sono un missionario e seguo l’esempio di Gesù che andava a piedi, con l’asino e con la barca, quest’ultima è il luogo dove Gesù ha compiuto diversi miracoli: la barca fin dal primo secolo dopo Cristo è stata identificata come simbolo della chiesa ed è anche un simbolo che unisce il sacrificio di Gesù e quello dei migranti che in tante migliaia muoiono in mare. Le nostre messe sono partecipatissime e coloratissime, una gioia per gli occhi e l’anima. Facciamo il possibile per non far chiudere le comunità in se stesse, per non farle isolare ma farle sentire parte di un tutto, con diverse iniziative per tutelare le loro radici». 


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