Ong, arrivata al porto di Trapani la nave sequestrata Nessun indagato tra equipaggio, tornato in Germania

È arrivata attorno alle 17.30, scortata da una motovedetta della Guardia Costiera, al molo Isolella Sud di Trapani, la nave Iuventa della ong tedesca Jugend Redett. Ad attenderla, sul molo, gli agenti della squadra mobile e gli uomini della Guardia Costiera che hanno anche effettuato un breve sopralluogo a bordo dell’imbarcazione

La Iuventa è stata sequestrata lo scorso 2 agosto a largo di Lampedusa, su richiesta della procura di Trapani che ha aperto un fascicolo per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sequestrati anche i pc utilizzati dall’equipaggio e gli strumenti satellitari per risalire ai vari spostamenti effettuati dalla nave nelle acque antistanti le coste libiche. Tutti gli operatori presenti a bordo dell’imbarcazione al momento del fermo dopo essere stati ascoltati sono rimasti sull’isola. Adesso hanno fatto ritorno in Germania dove ha sede la Jugend Rettet. 

Da tempo il personale della ong tedesca era nel mirino dei magistrati che indagano da mesi sui presunti rapporti tra le organizzazioni non governative impegnate nelle missioni di salvataggio nel Mediterraneo e i trafficanti libici. Al telefono, intercettati, la capomissione e un giovane parlavano di soccorsi con largo anticipo, all’apparenza programmati. I legali della Jugend Rendett hanno annunciato ricorso. Al momento non sono emersi collegamenti tra l’equipaggio e i trafficanti e nessuna delle persone imbarcate è indagata. 

L’inchiesta sarebbe partita in seguito alle segnalazioni del personale di sicurezza dell’agenzia IMI Security Service, imbarcato sul mezzo di un’altra ong, ovvero Save The Children. In seguito i magistrati hanno deciso di imbarcare a bordo della Vos Hestia di Save The Children un agente dello Sco (il servizio centrale operativo) infiltrato. Secondo gli inquirenti, in almeno tre operazioni a ridosso delle coste libiche la Iuventa avrebbe accolto a bordo migranti che si trovavano su barconi che non erano in procinto di affondare, facendo pensare ad una consegna da parte degli scafisti invece che ad un salvataggio. Un comportamento che lo stesso procuratore aggiunto Ambrogio Cartosio ha definito «irregolare e punito dal codice penale ma non perpetrato a scopo di lucro ma a fini umanitari». 


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