Omicidio Scarso, il giorno dei funerali dell’80enne Nipote: «I politici hanno partecipato per i giornali»

«Hanno perso un’altra occasione per scuotere se stessi». È deciso il commento di Salvatore Scarso, il nipote dell’80enne ucciso a Siracusa e per l’omicidio del quale è stato fermato ieri un 18enne. Mentre le indagini vanno avanti con gli investigatori che cercano di rintracciare l’altro giovane accusato di aver partecipato, la notte del 30 settembre, all’aggressione con liquido infiammabile, oggi è stato il giorno dei funerali di colui che nella zona di Grottasanta era conosciuto semplicemente come don Pippo. Descritto come una brava persona avrebbe pagato il gesto gratuito di un gruppo di bulli – forse tre – che più volte lo hanno importunato, fino a dargli fuoco.

Nonostante il clamore destato dalla vicenda, a partecipare alle esequie non sono stati in molti. Fatto questo che non è passato inosservato al nipote, che pochi minuti fa su Facebook ha scritto un post. «Voglio esprimere tutto il mio pensiero per dare sempre maggiore risalto, non più alla cronaca, ma alla riflessione, quella riflessione che deve essere presa nella sua giusta direzione e portare all’interno di tutte le famiglie siracusane quel segnale di allarme che vede il decadimento dei valori senza i quali non si può più parlare di civiltà, valori che mancano sia nelle famiglie dei siracusani per bene e non», si legge sul profilo dell’uomo. 

Scarso poi si sofferma sul silenzio che ha accompagnato le indagini in questi mesi e che oggi si è indirettamente ripetuto. «Ho aspettato fino all’ultimo atto, quello del commiato, per vedere un solo segnale, quello vero sincero spontaneo, come una candela, un fiore, una dedica dietro la porta del santuario della barbarie… nulla», commenta Scarso. Che poi si rivolge anche alll’amministrazione comunale, a suo dire, «mai presente in questi lunghissimi giorni di agonia di un loro concittadino per bene come era mio zio». I politici locali, dal canto loro, avrebbero atteso oggi per prendere parte al funerale «sapendo ovviamente della presenza» di quello che l’uomo definisce il «circo equestre mediatico».


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