I «rancori personali» dietro il delitto dell’ex poliziotto. Lui e il killer amici di famiglia, andavano a caccia insieme

«Rancori personali». Per questo il 57enne Gaetano Nucifora avrebbe ucciso l’ex agente della squadra mobile di Messina Giuseppe Catania intorno alle 19 di ieri pomeriggio, sul lungomare Carmelo Garufi di Furci Siculo (nel Messinese). Almeno tre colpi a distanza ravvicinata che hanno raggiunto la vittima alla testa e alla schiena sparati con un fucile da caccia. Una passione che il killer e la vittima condividevano. Oltre ad andare a caccia insieme, i due sarebbero stati amici di famiglia e si sarebbero frequentati spesso insieme ai rispettivi nuclei. Un legame di vecchia data. Ed è proprio su questi aspetti della vita privata che stanno indagando adesso i carabinieri per ricostruire il movente e la dinamica di quanto avvenuto sul lungomare della cittadina ionica del Messinese. Un delitto che, secondo quanto emerso finora dalle indagini, nulla avrebbe a che vedere con la divisa indossata da Catania prima di andare in pensione due anni fa.

Già nella tarda serata di ieri, dopo avere inizialmente fatto perdere le proprie tracce, Nucifora – operaio edile con un passato da commerciante – si è presentato alla caserma dei carabinieri di Roccalumera (sempre in provincia di Messina) per costituirsi e confessare di avere ucciso Catania. Sul luogo del delitto ieri sera era arrivata la sostituta procuratrice di turno Roberta La Speme e gli agenti della sezione Investigazioni scientifiche dei carabinieri che hanno eseguito tutti i rilievi del caso. Adesso, nel corso delle indagini dei carabinieri coordinate dal procuratore aggiunto di Messina Vito Di Giorgio, sono già stati ascoltati i familiari di entrambi e anche alcuni testimoni del delitto. A effettuare l’ispezione cadaverica è stata la medica legale Elvira Ventura Spagnolo. Poi il corpo senza vita dell’ex poliziotto è stato portato nella sala mortuaria all’ospedale Papardo di Messina, dove verrà sottoposto all’autopsia


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