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Un anno e mezzo di stalking e revenge porn dall’ex. Parla Erika: «Prima ci uccidono, poi si piange»

«Ormai sono rassegnata al mio destino. Ho capito che tutto questo finirà solo con la morte: la mia o la sua». È il pensiero di Erika (nome di fantasia), la 35enne di Catania che, da un anno e mezzo, subisce minacce, stalking e revenge porn da parte dell’ex fidanzato. Estradato in Egitto, suo Paese di origine, senza che questo abbia risolto il problema. Perché gli abusi continuano online. «Proprio in questi giorni ho disattivato i miei social per sfinimento», racconta ancora la donna a Meridionews. Un allontanamento che, semmai, ha solo reso più difficile assicurare l’uomo alla giustizia, come ha spiegato Biagio Scillia, legale di Erika, alla nostra testata.

Il termine della relazione e l’inizio delle violenze

Come succede sempre più spesso, i due si conoscono sui social e avviano una frequentazione che, all’inizio, sembra serena. Bastano pochi mesi, però, affinché inizino ad emergere dei segnali inquietanti da parte di lui. Come la gelosia ossessiva e un controllo costante che si traducono, nel giro di poco tempo, in litigi quotidiani. «Per questo, dopo circa quattro mesi, ho deciso di interrompere la relazione – spiega Erika -. Ma da quel momento è iniziato l’incubo, perché lui ha cominciato a diffondere dei nostri contenuti privati e delle mie foto intime». In parallelo, iniziano anche gli episodi di stalking: appostamenti sul luogo di lavoro, pedinamenti, fotografie scattate di nascosto e inviate a lei per dimostrarle di essere costantemente sotto controllo. «Mi aspettava, mi spiava, mi faceva capire che mi stava guardando».

L’escalation delle minacce

Con il passare dei giorni, la situazione degenera ancora. Con minacce esplicite e sempre più frequenti: dal «Rispondimi o vengo lì» al «finirai male». Una sera avviene l’episodio della svolta. L’uomo si presenta fuori dal luogo di lavoro della donna, che prova a scappare. Da lì nasce un inseguimento in auto. «Mi ha superata a velocità con la strada bagnata e si è schiantato contro un muro. Ho avuto paura che fosse morto», racconta la 35enne. Erika chiama i soccorsi e va via. Ma in quel momento decide di denunciare. «Ho due figli e ho capito che, se una persona non teme nemmeno per la sua vita, può fare qualsiasi cosa agli altri». Nonostante le gravi ferite riportate, appena fuori dall’ospedale l’uomo riprende gli appostamenti. «È venuto tutto fasciato, mi ha rigato la macchina e mi aspettava fuori dal lavoro. Quella sera sono uscita scortata dal titolare e dai colleghi».

L’arma del revenge porn

Dopo la denuncia, la persecuzione si sposta online, con una violenza continua e sistematica. Che passa dallo stalking dal vivo, a Catania, al revenge porn, ossia la diffusione di immagini intime della vittima. Tra profili falsi, insulti quotidiani e minacce. Che non avrebbero risparmiato neanche i figli e i familiari di Erika. A cui l’uomo rivolge contenuti offensivi e umilianti. «Ogni giorno qualcuno mi dice che ci sono mie foto in giro. Se fossi stata una ragazza più fragile, probabilmente non sarei qui a parlarne, perché l’avrei già fatta finita – sottolinea Erika -. Per fortuna mi ritengo una persona forte e sto resistendo, ma sono stanca e rassegnata. Spesso dico a mia madre di godercela finché possiamo, perché oggi ci sono e domani non lo so».

L’espulsione e la mancanza di tutela

Dopo la denuncia, per l’ex fidanzato viene disposta una misura cautelare con braccialetto elettronico. Mai applicata, però, secondo quanto riferito dalla donna. «Mi hanno detto che in quel momento non avevano i dispositivi – racconta -. Ci si rende conto?». Una mancanza che ricorda il recente femminicidio di Daniela Zinnanti a Messina. Nel caso di Erika, però, oltre ai reati di stalking e revenge porn, subentra un altro aspetto legale: l’uomo risulta irregolare, venendo espulso da Catania e rimpatriato in Egitto. «Solo che, da un anno e mezzo, continua a perseguitarmi sui social. E nessuno mi sta aiutando – sottolinea Erika con forza, frustrata dal senso di abbandono da parte delle istituzioni -. Né la polizia, né i giudici che hanno chiesto l’archiviazione delle mia denuncia. A sostenermi c’è soltanto il mio avvocato».

Le conseguenze sui figli e la paura

E a pagarne le conseguenze non è solo Erika. Il figlio adolescente è stato allontanato dai social per evitare che venga esposto alle immagini della madre. «Vivo con la paura che potrebbe trovarsi davanti le mie foto intime». Ma il vero pericolo è che lui possa tornare in Italia. «È già entrato illegalmente una volta, vivendo dieci anni senza documenti, e potrebbe farlo di nuovo – spiega la 35enne -. Mi ha detto che tornerà e me la farà pagare. Dice che non gli interessa se finirà in carcere, perché il suo unico obiettivo è distruggermi». La frustrazione si lega a una critica più ampia: «Si parla tanto di violenza sulle donne ma poi, quando succede davvero, non veniamo tutelate – conclude Erika -. Prima ci uccidono e poi si piange. Senza che nessuno intervenga per evitare che succeda ancora».


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