Tutti i numeri del caso SAS: tra consulenze per quasi un milione e stipendi pazzi


Seicentoquarantamila euro riconosciuti a un dipendente con una transazione, nonostante una precedente soccombenza in tribunale, insieme a dubbi sulle procedure di assunzione, una lunga serie di incarichi esterni e un sistema di controlli definito dalla stessa Commissione antimafia come frammentato. È il quadro che emerge dalla relazione sulla Servizi Ausiliari Sicilia (SAS) approvata il 15 settembre dalla Commissione parlamentare antimafia dell’Ars, al termine di un’indagine avviata nel febbraio scorso.

A dare il via all’istruttoria la denuncia di presunte irregolarità in materia di assunzioni di lavoratori iscritti alle categorie protette. Nello specifico, l’attenzione si concentrò da subito sull’assunzione di 27 operatori di digitalizzazione tramite una cooperativa con contratto di 36 ore settimanali, affiancati da tutor non appartenenti alle categorie protette, e sulla presunta vicinanza di dipendenti e consulenti alla precedente gestione amministrativa per ragioni di parentela, amicizia o affinità politica.

A fronte di una replica articolata da parte della SAS, le presunte irregolarità hanno generato una vasta eco mediatica, portando alla luce ulteriori criticità gestionali, tra cui transazioni economicamente consistenti stipulate con due dipendenti nonostante la loro soccombenza in giudizio, e l’affidamento di consulenze esterne. Preso atto di ciò, la commissione ha deliberato l’avvio di un’indagine formale, dedicando numerose sedute tenutesi tra l’11 marzo e il 4 agosto 2026, culminate nella relazione approvata il 15 settembre 2026.

Il sistema delle assunzioni e il doppio binario delle cooperative

Uno dei capitoli più corposi dell’indagine riguarda le procedure assunzionali di lavoratori disabili e appartenenti alle categorie protette. La SAS, società consortile per azioni in house a totale partecipazione pubblica e sottoposta a controllo analogo, è tenuta per legge ad assumere una quota del 7 per cento di personale appartenente alle categorie protette. Per ottemperare a tale obbligo, l’azienda ha deciso di avvalersi di un duplice metodo: da un lato, la convenzione con il Centro per l’impiego per la selezione di 50 unità e, dall’altro, la convenzione quadro con il consorzio Sintesi per la selezione di 27 ulteriori risorse più 9 tutor.

Secondo la commissione, questa duplicazione di procedure non corrisponde ai principi di trasparenza, buon andamento e sana gestione finanziaria, comportando un inevitabile aggravio burocratico e dei costi. Le audizioni hanno inoltre rivelato che il numero dei lavoratori assunti tramite Sintesi sarebbe addirittura raddoppiato. A ciò si aggiunge la denuncia di una pubblicità data alle selezioni in periodi molto ristretti e critici, come le vacanze estive e le festività natalizie, e l’assunzione di tutor privi di base normativa, non essendo previsti dalla convenzione-tipo del 2006.

Particolarmente critica è anche la questione legata alla graduatoria del Centro per l’impiego: la SAS avrebbe avanzato una richiesta numerica anziché nominativa, ricevendo una rosa di candidati secondo criteri di priorità stabiliti dal sistema SILAV. Tuttavia, la commissione contesta la posizione del dirigente del Centro per l’impiego, il quale ha sostenuto l’inesistenza di un obbligo formale di assumere seguendo l’ordine della graduatoria, ribadendo la natura sostanzialmente pubblica della SAS e l’obbligo di rispettare criteri di trasparenza e imparzialità. Infine, emergono difformità di ricostruzioni sulle modalità di selezione del consorzio Sintesi, con versioni contrastanti fornite dal collegio sindacale, dal nuovo presidente del Consiglio di amministrazione e dalla documentazione prodotta.

Il contenzioso e le transazioni milionarie: il caso dei 640mila euro

Il capitolo relativo alla gestione del contenzioso e alla stipula di transazioni rappresenta uno dei punti più critici e controversi dell’intera vicenda. Dalle audizioni e dalla documentazione fornita dalla stessa SAS è emerso un volume spropositato di cause: 15 per il riconoscimento di mansioni superiori e 84 avverso il demansionamento rispetto al trattamento riconosciuto dall’ente di provenienza, con quasi la metà ancora pendente. A destare particolare scalpore sono state le transazioni stipulate con due dipendenti. La prima, siglata il 27 marzo 2024, ha riconosciuto a un dipendente la qualifica dirigenziale e 75mila euro lordi, nonostante la pregressa soccombenza dinanzi al tribunale e la carenza dei requisiti previsti dalla legge. La seconda, stipulata il 23 luglio 2024, ha riconosciuto a un altro dipendente la cifra faraonica di 640mila euro, di cui 320mila a titolo di retribuzione e 320mila a titolo di danno non patrimoniale, esente da tributi.

La commissione ispettiva ha accertato che le voci relative al danno non patrimoniale non erano state oggetto di espressa domanda giudiziale né debitamente provate, sollevando seri dubbi sulla natura transattiva dell’accordo e sulle possibili ricadute fiscali. Ulteriori elementi di anomalia riguardano i pareri espressi dagli avvocati giuslavoristi incaricati, che avrebbero mostrato perplessità sulla quantificazione proposta, e la mancata consegna alla Commissione ispettiva della documentazione relativa a licenziamenti seguiti da repentine riassunzioni di tre dipendenti, tra cui il beneficiario della maxi-transazione. Infine, si segnala l’assenza, nel sistema delle società partecipate, di una disposizione che preveda l’esame preventivo degli atti transattivi da parte di un organo legale terzo, come avviene per l’avvocatura dello Stato.

La giungla degli incarichi esterni e il principio di autosufficienza

Un altro fronte caldo dell’indagine riguarda il conferimento di incarichi, consulenze e servizi, con particolare riferimento a quelli di natura legale. Tra il 2021 e il 2025, la SAS ha conferito 218 incarichi di rappresentanza e difesa in giudizio, per un valore complessivo di 907mila euro. A questi si aggiungono ulteriori affidamenti per consulenze e servizi, che nel solo triennio 2023-2025 hanno raggiunto la cifra di 657mila euro. La commissione, in linea con le recenti delibere ANAC e con gli orientamenti del Consiglio di Stato, ritiene che non siano stati pienamente rispettati i principi di rotazione, parità di trattamento e concorrenzialità. Emerge infatti una reiterata attribuzione di incarichi ai medesimi professionisti, spesso senza la preventiva autorizzazione.

Viene richiamato il principio di autosufficienza organizzativa, sancito anche a livello regionale, secondo cui le partecipate possono ricorrere a consulenti esterni solo in via eccezionale, per motivate e particolari esigenze e previa autorizzazione. La commissione ispettiva ha accertato numerose duplicazioni di affidamenti, incarichi con oggetto affine o strettamente connesso a quelli già conferiti, e l’affidamento di servizi di gestione paghe e risorse umane a società esterne, nonostante la SAS disponga di un proprio Ufficio paghe e contributi. Particolare scalpore ha suscitato l’affidamento a un avvocato di un servizio di supporto giuridico legale del valore di 42mila euro per attività consultive e di supporto amministrativo gestionale, ritenute sovrapponibili alle competenze di più uffici interni.

Un sistema di controlli frammentato e in prorogatio

Il quadro che emerge dall’indagine evidenzia gravi anomalie anche nel funzionamento del sistema dei controlli della SAS. Il collegio sindacale, chiamato a rispondere sul tipo di controllo effettuato, ha affermato di non essere potuto entrare nel merito dei fatti gestionali, basando le proprie valutazioni sui pareri degli avvocati giuslavoristi. Tuttavia, la commissione antimafia ha rilevato che tali pareri avevano in realtà espresso perplessità almeno sulla transazione da 640mila euro.

Il collegio avrebbe inoltre cercato di scaricare le responsabilità sulla società di revisione e sull’organismo di vigilanza. La società di revisione, dal canto suo, ha precisato che le assunzioni e le transazioni esulano dalle proprie competenze. L’Organismo di vigilanza ha circoscritto il proprio raggio d’azione alla predisposizione di protocolli e misure per prevenire la commissione di reati. Inoltre, il collegio sindacale della SAS risulta essere ancora in regime di prorogatio, una condizione di instabilità giuridica e funzionale che contraddistingue negativamente la società rispetto ad altre partecipate regionali.

Le richieste della Commissione: verso una riforma strutturale

Alla luce delle gravi criticità riscontrate, la commissione, in un’ottica costruttiva, chiede al governo regionale e segnatamente all’assessorato regionale dell’Economia di adottare una serie di interventi concreti. Tra questi, spiccano l’adozione di misure di vigilanza concrete inclusa la pianificazione dei fabbisogni e l’adeguata pubblicità degli avvisi. Si chiede inoltre di approfondire la natura della convenzione sottoscritta con il consorzio Sintesi, per verificare il rispetto dei requisiti e delle procedure del codice dei contratti pubblici.

La Commissione propone di creare le condizioni affinché un organo legale terzo, come l’Ufficio legislativo e legale, esamini preventivamente ogni transazione stipulata dalle società in house della Regione. Si sollecita poi l’adozione di misure per arginare il dispendioso ricorso ad affidamenti esterni. Viene richiesto il rinnovo del collegio sindacale ancora in prorogatio e l’adozione di ogni misura atta ad assicurare il coordinamento tra tutti gli organi di controllo. Infine, la commissione chiede di predisporre un sistema più dissuasivo per gli amministratori e gli organi deputati al controllo che si rendano responsabili di anomalie gestionali, estendendo ove occorra le misure anche alle altre società partecipate regionali. La relazione, intanto, è stata trasmessa per le valutazioni di competenza al presidente della Regione, ma anche agli assessorati e alle procure.


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