Non è ancora la fine della carta stampata

Il distinto signor P. era seduto ad un tavolo nell’angolo più nascosto del bar poco affollato; sorseggiava il suo caffè bollente e guardava impaziente l’orologio. Ad un tratto si accorse di essere osservato da due occhi inquieti dall’altra parte del bar. Per un attimo il suo sguardo incrociò quello dell’uomo che lo stava fissando, indossava un impermeabile sbiadito e il cappello sulle ventitré.  L’uomo, interdetto, sollevò in fretta il giornale che teneva aperto sul tavolo nascondendo completamente il volto…

 

L’uomo con l’impermeabile e il giornale come escamotage per nascondere il volto e assumere un’aria indifferente è l’identikit del pedinatore maldestro dei romanzi noir o polizieschi, che di solito fallisce nella sua missione. Ma come sarebbe il suo personaggio senza giornale? È il gesto col giornale che lo caratterizza e lo rende persino divertente nel suo ridicolo e impacciato tentativo di non farsi notare dalla persona che tiene d’occhio. Ma in un mondo senza carta stampata il suo gesto non avrà più senso.

 

Già da tempo si parla infatti della fine della carta stampata e il mondo dei media cartacei è in evidente crisi a causa principalmente della mancanza di soldi e soprattutto della concorrenza del web. Il principale compito dei quotidiani, quello di informare, è stato sostituito da Internet che offre la possibilità di trovare tutte le notizie rapidamente, sempre aggiornate e a costi nettamente inferiori rispetto alla carta. Gli stessi quotidiani più importanti hanno una versione cartacea e una online e un numero non irrilevante di articoli è destinato esclusivamente al web, mentre il lettore può scegliere di pagare per leggere quelli già stampati su carta sottoscrivendo un abbonamento. L’informazione che ci garantisce Internet non sempre però è attendibile, infatti grazie al fenomeno del citizen-journalism (giornalismo partecipativo) chiunque, in qualunque parte del mondo può contribuire ad alimentare notizie che spesso si rivelano false ma che riescono ad avere vasta eco o che addirittura vengono riprese dalla stampa, contribuendo ad abbassare la qualità dell’informazione.

 

La crisi economica ha costretto molti quotidiani a correre ai ripari ricorrendo a grossi tagli: Il Corriere della Sera è stato ridotto di tre pagine mentre La Repubblica ha ridotto la foliazione e rinunciato al primo numero dell’anno del suo supplemento femminile D. Mentre è emblematico il caso de L’Unità che per poter colorarsi le pagine ha assunto l’aspetto di un quotidiano free press. All’estero la situazione è ancora più grave, basta guardare agli Stati Uniti. Qualche mese fa ha chiuso il New York Sun, considerato «il migliore giornale di New York» dall’ex governatore dello stato di New York George Pataki e lo stesso New York Times ha dovuto ipotecare il lussuoso grattacielo progettato da Renzo Piano, sede della redazione.

 

Un altro fattore che va a svantaggio dell’edizione cartacea è l’interattività offerta da Internet, ovvero la possibilità di esprimere la propria opinione su un determinato articolo, di costruire un dialogo tra i lettori e con l’autore dell’articolo. È stato riscontrato infatti il favore del pubblico nei confronti dei blog che affiancano le edizioni online dei principali quotidiani.

In passato è stata decretata la fine della carta stampata diverse volte, quando sono apparsi nuovi media come la radio e la tv, ma ancora non è giunta la sua fine e forse non giungerà mai, perché nonostante le innovazioni tecnologiche la carta stampata può contare sul favore dei nostalgici e di chi non si è ancora abituato all’era del digitale, ma soprattutto può offrire  quell’autorevolezza che manca al web e sopperire alla minore qualità ed eccessiva concisione dei suoi contenuti.


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