Nebrodi, tra vittime ex direttore dei boschi di Troina Da concessioni a soggetti vicini ai clan alle minacce

Un mazzo di fiori e il messaggio «Arrivasti siggiti», ovvero «Non c’è più nulla da fare, fatti vivo». È solo una delle intimidazioni agli imprenditori dei Nebrodi che le forze dell’ordine riconducono agli uomini di Giovanni Pruiti, il macellaio di Cesarò ritenuto braccio destro del presunto capomafia locale Turi Catania. Destinatario dell’omaggio – fatto pervenire il 2 ottobre nell’azienda della vittima – è Giuseppe Militello, 44 anni, figura conosciuta non solo negli ambienti dell’imprenditoria agricola. Direttore tecnico della Silvo pastorale di Troina, l’azienda costituita nel 1963 per gestire il patrimonio boschivo del Comune ennese. Incarico che ha svolto dal 2011 al 2013, quando il sindaco Fabio Venezia, poco dopo il proprio insediamento, decide di licenziare Militello in seguito a due pesanti sospetti: il primo in merito alle concessioni demaniali che sarebbero state date a prezzi stracciati e rinnovate senza indire gare pubbliche a persone vicine ai clan mafiosi; il secondo è legato alle false attestazioni che lo stesso Militello avrebbe fornito per partecipare al concorso per direttore tecnico della Silvo pastorale. Su quest’ultima vicenda, a fine gennaio, si è espresso il Tribunale di Enna, condannando il 44enne a tre mesi più il risarcimento nei confronti dell’Azienda. 

Tra le trattative che Militello avrebbe portato a termine c’è quella relativa alla concessione di terreni pubblici ad Antonietta Triscari Giacucco, moglie di Giuseppe Pruiti – già condannato all’ergastolo per armi, associazione mafiosa e omicidio – e cognata di Giovanni. Nello specifico, Militello avrebbe dato 65 ettari a un prezzo inferiore al canone pagato dal precedente locatario. A occuparsi della vicenda è stata anche la trasmissione televisiva Le Iene, in un servizio in cui a parlare – smentendo l’esistenza della mafia a Cesarò – è pure Pruiti. Militello, in quel caso, dice: «Non ero tenuto a chiedere l’antimafia a queste persone». A fare il suo nome, a fine 2014, è anche il senatore del Partito democratico Giuseppe Lumia. In un’interrogazione a Palazzo Madama presentata dopo le prime minacce al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, rimasto illeso a maggio scorso in un agguato lungo la strada per San Fratello. Nel testo Lumia mette in relazione le presunte conoscenze di Militello negli ambienti criminali con la nomina dello stesso a direttore tecnico della Silvo pastorale

Venendo alla storia recente, la scorsa primavera, Militello è fra i protagonisti delle trattative private per l’acquisizione di 130 ettari, per i quali – insieme ad altri due soci – versa 200mila euro. Investimenti sui quali, però, avrebbe messo gli occhi anche Cosa nostra, con l’obiettivo di aggirare le misure introdotte dal protocollo di legalità promosso da Antoci. Le pressioni dei clan sarebbero iniziate poco dopo il pagamento delle caparre. E si fanno via via più forti, con una delle g dipinte con il sangue dei maiali che, secondo gli investigatori, sarebbe stata destinata proprio a Giuseppe Militello.

Leggendo le carte dell’ordinanza, che una settimana fa ha portato all’arresto di nove persone, si comprende come l’ex direttore conoscesse i propri estorsori. A partire dal presunto capomafia Catania. Militello, per esempio, lo incontra a dicembre «per via di un sopralluogo che avrebbe dovuto effettuare presso la masseria (di Catania, ndr) con quelli della condotta Agraria di Cesarò». Durante il colloquio, Militello avrebbe avuto modo di accennare alle intimidazioni subite. Catania, ammettendo di essere stato informato da Pruiti, chiede a Militello «come si poteva sistemare il problema» e promette un incontro chiarificatore dopo le festività natalizie. L’incontro però non si tiene. Anzi, come scrive la giudice per le indagini preliminari Rosa Alba Recupido, le minacce sarebbero aumentate «manifestandosi con una crescente escalation» che culmina nell’episodio accaduto il 10 febbraio. Quando, davanti a un bar-ristorante di Cesarò, Pruiti morde all’orecchio Militello. È questo l’episodio che porta i magistrati a ordinare il fermo dei presunti mafiosi. Contattato da MeridioNews, Militello non ha voluto rispondere alle domande. 

Che i rapporti tra vittime ed estorsori a Cesarò siano complessi, tuttavia, lo dimostra un episodio che ha del paradossale. Accade a fine ottobre. All’interno di un’auto, si trovano Militello e altre due persone. Una di queste è Carmelo Pittalà, presidente de Le querce dei Nebrodi, l’associazione che si era aggiudicata la gestione di Case trapesi, immobile di Cesarò oggetto del primo bando pubblico indetto dalla Regione nell’estate 2012. Gestione che, però, non ha mai avuto inizio a causa di un incendio doloso. Pittalà, ricordando di essere il più anziano e dunque più esperto, fa riferimento alle intimidazioni e consiglia a Militello di rivolgersi proprio a Pruiti. «Ascolta. Vai da Giovanni Pruiti, devi ascoltare a me», dice. Ma Militello non ne vuole sapere: «Non gli devo dire niente», taglia corto. 


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