Nebrodi, sequestro beni all’ergastolano Pruiti Le mani della cosca di Cesarò sui fondi europei

Da quando è in galera, per una
condanna definitiva all’ergastolo per l’omicidio dell’allevatore Bruno Sanfilippo Pulici, avrebbe ceduto la gestione del potere al fratello Giovanni – anche lui arrestato lo scorso mese – ma il suo nome rimarrebbe di riferimento per la mafia di Cesarò. Si tratta di Giuseppe Pruiti, destinatario del sequestro di beni operato in queste ore dal personale della Direzione investigativa antimafia di Catania, su disposizione della sezione misure di prevenzione del tribunale di Messina. I sigilli sono stati posti a imprese operanti nel settore agricolo e della ristorazione, a terreni e fabbricati situati a Cesarò e Catania, oltre che a veicoli, rapporti finanziari e titoli ordinari Agea.

Sono proprio questi ultimi ad attirare la maggiore attenzione, in quanto requisiti essenziali per ottenere i
finanziamenti pubblici su cui le cosche dei Nebrodi, negli ultimi anni, avrebbero messo le mani ottenendo ingenti profitti. A stoppare gli affari della mafia è intervenuto il protocollo di legalità promosso dal presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci – vittima quasi un anno fa di un attentato a cui è scampato soltanto per la prontezza della scorta – e dal sindaco di Troina Fabio Venezia. I due sono stati i primi a lavorare per la revoca delle concessioni demaniali alle società riconducibili a esponenti della criminalità organizzata. 

Tra i soggetti interessati ci sarebbe stata appunto anche la famiglia Pruiti. A partire dalla moglie di Giuseppe,
Angioletta Triscari Giacucco, che avrebbe beneficiato di un rinnovo delle concessioni, a prezzi di favore e senza la necessità di presentare la documentazione antimafia. Il tutto, secondo l’amministrazione comunale di Troina, con il bene placito dell’allora dirigente dell’Azienda speciale silvo pastorale, Giuseppe Militello, poi licenziato

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Pruiti sarebbe il leader della cosca di Cesarò e farebbe riferimento al pregiudicato
Turi Catania, anche lui arrestato a metà febbraio insieme a Giovanni Pruiti. Catania – considerato elemento di spicco della famiglia Santapaola-Ercolano, con ramificazioni che da Bronte, Comune di cui è originario, arrivano in tutti i territori limitrofi, toccando le provincia di Messina e di Enna – in passato ha parlato di Pruiti come di un uomo alle sue dipendenze. All’origine del decreto di sequestro c’è la sproporzione tra i redditi dichiarati dalla famiglia di Pruiti e il patrimonio acquisito negli ultimi dieci anni. Patrimonio che, come detto, per larga parte sarebbe stato incentrato nella capacità di attirare fondi statali ed europei.

Il sistema – frenato dall’attivazione del protocollo di legalità – nel corso del 2016 si sarebbe rinnovato seguendo una strada diversa: non più quella dei terreni di proprietà del demanio, ma quelli dei
privati. Con la criminalità organizzata impegnata ad acquisirli a prezzi stracciati, grazie alla propria forza intimidatoria, consapevole che al momento il protocollo è valido soltanto per i terreni pubblici. L’esigenza di accaparrarsi di nuovi fondi agricoli deriva dal fatto che per chiedere i finanziamenti è necessario che un’azienda abbia una proporzione adeguata tra titoli Agea, numeri di capi di bestiame ed ettari di terreno. Mancando anche un solo elemento, il rischio sarebbe quello di vedere fallita la pratica.

Tra i primi a commentare l’operazione di oggi è stato il primo cittadino di Troina. «
Lo Stato c’è e fa sentire la propria presenza nel territorio – dichiara Venezia -. Un grande segnale di fiducia che dà forza alla grande battaglia che si sta facendo per liberare i Nebrodi dall’oppressione mafiosa e per restituirli agli imprenditori agricoli onesti e ai giovani. Poco fa – continua il sindcao – ho sentito il capo della Dia di Catania, Renato Panvino, per esprimere il più vivo apprezzamento e la più sincera gratitudine a nome anche di tutti i cittadini onesti che credono nella giustizia e nella legalità».


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