Naro, zii del disabile tenuto legato chiedono «perdono» Davanti alla giudice si sono detti «dispiaciuti e scossi»

Hanno ammesso i fatti e chiesto «perdono» gli zii del 32enne disabile psichico di Naro (in provincia di Agrigento). Marito e moglie – V.A. 53enne e V.A. 52enne – lo hanno tenuto incatenato al letto. Ieri sono stati arrestati dai carabinieri e portati in carcere perché accusati di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona. Intanto, è stata confermata la custodia cautelare in carcere per entrambi i coniugi. «Farò richiesta al Riesame – annuncia a MeridioNews l’avvocata Alba Riguccia che li rappresenta – per consentire ai coniugi almeno di ritornare a casa»

Oggi davanti alla giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, Luisa Turco, durante l’interrogatorio che è durato circa un’ora, la donna ha risposto alle domande mentre il coniuge ha scelto di rilasciare solo dichiarazioni spontanee. Entrambi si sono detti «dispiaciuti e scossi» e hanno provato a giustificarsi spiegando che, nei mesi passati, il giovane per due volte si era allontanato da casa facendo perdere le proprie tracce. 

«Sono pentiti di quello che hanno fatto – dichiara la legale – Hanno motivato il gesto, spiegando che il giovane più volte era scappato dall’abitazione, e dichiarando di avere agito in preda alla disperazione e all’esasperazione». Il 32enne, che adesso si trova in una comunità protetta, viveva con loro da oltre 18 anni. E in quella casa era rimasto, escluso qualche breve periodo trascorso in strutture specialistiche.

Il caso era finito anche tra quelli trattati dal noto programma tematico di Rai3 Chi l’ha visto?. In entrambe le circostanze, il 32enne era poi stato ritrovato, molti giorni dopo, una volta a Pizzo Calabro (in Calabria) e poi a Napoli (in Campania). La situazione dei coniugi di Naro, che avrebbero dovuto accudire il disabile – la donna era infatti la sua amministratrice di sostegno – era stata segnalata anche ai Servizi sociali del Comune. L’inchiesta, che ha portato all’arresto, è stata coordinata dal procuratore Luigi Patronaggio e dalla pm Gloria Andreoli


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