Muos, avanti l’indagine sul dirigente che diede via libera Gip: «Le misurazioni delle onde basate su dati di parte»

La vicenda del Muos di Niscemi va avanti, tra un ribaltamento e l’altro, nelle aule giudiziarie. Se le ultime due decisioni dei giudici – quelli amministrativi del Cga e quelli del Riesame che hanno ordinato il dissequestro dell’impianto – hanno segnato due punti a favore del ministro della Difesa italiano e degli Stati Uniti, stavolta sono gli attivisti e le associazioni che si sono battuti contro le parabole a poter sorridere. 

L’indagine sul dirigente della Regione Sicilia che, nel 2013, ha firmato il via libera al Muos, andrà avanti. Gaetano Gullo è stato denunciato dall‘associazione Rita Atria per falso ideologico e abuso in atto d’ufficio. Per tre volte la Procura ha chiesto di archiviare il caso, e per tre volte il Gip del Tribunale di Palermo ha respinto l’istanza. L’ultima, tre giorni fa, il 20 marzo. E la decisione era tutt’altro che scontata, visto che, nel frattempo, erano arrivate le due sentenze di Cga e Riesame, favorevoli agli Usa. 

Eppure il giudice Sergio Ziino invita la Procura di Palermo ad andare avanti perché molte cose restano non chiare. E indica ai pm anche la strada da seguire: andare a parlare con i tecnici dell’Istituto superiore di sanità che nel 2013 si espressero sulla pericolosità del Muos. Gullo, infatti, nel provvedimento incriminato, noto come la revoca delle revoche, si era basato proprio sulla relazione dell’Iss. Ma – ed è questa l’accusa che gli viene mossa – stralciandone solo una parte e decontestualizzandola. Sostanzialmente rassicurando sui rischi per la salute, laddove i tecnici non avevano dato certezze. «Le ulteriori indagini – scrive ora il gip di Palermo – devono essere dirette ad accertare se, e in che termini, la deliberazione degli organi regionali sia coerente con il contenuto della loro relazione del luglio 2013, o se lo travisi del tutto, in modo più o meno giustificabile».

Il giudice, poi, commenta anche la recente sentenza del Consiglio di giustizia amministrativa che, dopo aver ordinato l’accensione delle parabole per verificare il livello di emissione dei campi elettromagnetici, concluse sulla non pericolosità del Muos e sull’assenza di abusivismo dell’opera. Il gip esprime dubbi proprio sulle verifiche fatte sul campo. «Non sembra – scrive – siano stati chiariti del tutto i dubbi e le perplessità fondati sulla circostanza che una larga parte della verificazione si sarebbe basata su dati tecnici forniti direttamente da una delle parti interessate alla definitiva installazione degli impianti (dati acquisiti attraverso la consultazione del governo americano, e garantiti quindi dagli stessi committenti, titolari del progetto dell’impianto)». La tesi dell’inaffidabilità, perché di parte, dei dati alla base delle verifiche è stata sostenuta da tempo dal coordinamento dei comitati No Muos e dalla stessa associazione Rita Atria. 

«In particolare – continua il giudice – sono rimasti poco chiari sia la circostanza che le misurazioni del collegio dei verificatori (i periti nominati dal Cga ndr) sarebbero state effettuate portando le singole antenne del Muos a valori di potenza di massima trasmissione (200 watt), di fatto più bassi (di ben otto volte), rispetto a quelli massimo indicati negli elaborati progettuali (1.600 watt)». «Un’incongruenza – scrive poco dopo – madornale ed evidente». «Desta perplessità – continua Ziino – il fatto che il differente valore massimo (200 watt) scelto dal collegio dei verificatori, e posto alla base della verificazione, sembra sia stato garantito unicamente dalle indicazioni tecniche fornite dagli stessi committenti».

Il gip conclude quindi che «sembrerebbe che le verificazioni siano state quindi integralmente condotte sulla base di premesse e presupposti di fatto forniti esclusivamente da una delle parti interessate». Cioè il governo degli Stati Uniti d’America.


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