Cronaca

Movida a Catania, i gestori di via Gemmellaro al contrattacco: «Contro di noi troppe etichette»

Mala movida, movida selvaggia e tante altre «etichette». Sono quelle con le quali devono convivere, ormai da diversi anni, gestori e proprietari dei locali dislocati lungo via Gemmellaro. Arteria che, insieme alle strade limitrofe, è diventata il cuore della vita notturna di Catania. Una riqualificazione – cominciata nella fase post Covid – che si porta dietro critiche e attacchi, specie da parte di alcuni residenti. Sul tavolo delle istituzioni, anche attraverso la nascita di un comitato, il nodo schiamazzi, l’inquinamento acustico, il mancato rispetto della zona pedonale e i disagi per i mezzi di soccorso che devono raggiungere la zona. Accuse che gli imprenditori, però, non intendono incassare in silenzio.

«Subiamo da cinque anni delle critiche che fanno passare all’opinione pubblica un messaggio sbagliato, ossia quello che in via Gemmellaro c’è la mala movida ed è una zona poco sicura. Noi siamo qui soltanto per lavorare. Subito dopo il Covid c’è stata un’ondata di persone difficilmente gestibile e l’unico evento davvero spiacevole risale a diversi anni fa, quando c’è stata una rissa. Noi tuttavia, come esercenti, non abbiamo nessuna responsabilità». A parlare sono Marcello Ettore Marino, proprietario de l’Orsacchiotto, Salvatore Di Maria di Burger Boss e Raffaele Ilardo di Bloombar. La rissa in questione risale a maggio 2021 e a immortalarla era stato un turista inglese. Il filmato pubblicato su TikTok con il titolo «Sicilian fights» diventò presto virale portandosi dietro una scia di polemiche. Quelle immagini, però, spesso vengono riproposte in servizi televisivi e sugli stessi social, «facendo credere alle persone che qui le risse sono all’ordine del giorno. Ma non è così. I nostri locali sono frequentati anche da famiglie con bambini», continuano gli imprenditori, spesso finiti sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine con dei controlli specifici.

«Le sanzioni che abbiamo ricevuto? Può succedere, ma questo non significa essere dei criminali. Non è un sacrilegio avere un tavolo posizionato fuori dal perimetro. Ma bisogna dire anche che lo scorso anno, per sei o sette mesi, siamo stati controllati quasi ogni giorno. Le autorità hanno verificato concessioni, pagamento del suolo pubblico e regolarità dei lavoratori. La verità è che a Catania è difficile trovare una via ordinata come questa. Ogni esercente, inoltre, provvede alla pulizia della strada nonostante le buste della raccolta differenziata vengano esposte davanti ai portoni senza l’utilizzo dei bidoni». Accuse che intendono rispedire ai mittenti sono anche quelle relative alle difficoltà di movimento dei mezzi di soccorso. Impossibilità ad accedere lungo l’arteria per la presenza dei paletti dissuasori. «Sui nostri avventori abbiamo dei margini di manovra ridotti – concludono – La musica, che spesso è oggetto di lamentele, nemmeno si sente in strada perché la diffusione avviene da dentro i locali».

Dario De Luca

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