La famiglia come spazio politico in una mostra padre-figlia a Palazzolo: «L’arte nel confronto tra diversità»

«Più del cognome, a far riconoscere un padre e una figlia come tali è la personale propensione a declinare la progettualità e la creatività in due percorsi autonomi per raccontare un microcosmo familiare». Architetto lui, artigiana lei, Luigi e Sofia Franciosini hanno dato vita alla mostra Traccia: un dialogo tra generazioni attraverso il disegno – visitabile a Spazio San Sebastiano a Palazzolo Acreide, in provincia di Siracusa fino a domenica 26 ottobre – sulle eredità familiari e sulla ricerca della propria identità al di là del ruolo di genitore o di figlio. «Famiglia intesa non come eternata ritualità di gesti e attitudini, alla maniera di Natalia Ginzburg nel suo Lessico familiare, ma – spiegano – come avrebbe fatto Ivan Turgenev in Padri e figli: ogni figlio può scegliere di essere o meno un genitore, ma nessun genitore può prescindere dall’essere stato figlio a sua volta e solo un figlio può scegliere cosa tenere con sé di ciò che riceve consapevolmente o inconsapevolmente da chi lo ha preceduto e se tracciare o meno una continuità temporale tra passato e futuro». 

Figlia dell’architetto originario di Orvieto (in Umbria), Sofia Franciosini è nata e cresciuta a Roma. Dopo la laurea in Architettura, ha deciso di intraprendere un nuovo percorso lavorativo e di vita e ha abbandonato la Capitale per trasferirsi in Sicilia, a Palazzolo Acreide, dove vive e lavora come designer e artigiana. «Dallo stesso romanzo della letteratura russa – sottolinea – abbiamo preso in prestito l’accezione di famiglia come spazio politico in costante tensione tra compromesso e libertà, tra tradizione e progresso, perché un rapporto genitore/figlio ha molto più a che fare con il confronto tra diversità che non con le somiglianze fisiognomiche». Famiglia intesa, insomma, come nucleo primigenio di ogni comunità. Concetti che hanno trovato forma nell’arte di padre e figlia. Attraverso 29 album da disegno di Luigi Franciosini e oltre 30 coloratissimi pattern realizzati su carta e in digitale da Sofia Franciosini si potrà entrare nella loro storia familiare. «In questa mostra – analizzano – la traccia non è solo una linea tirata sul foglio ma un invisibile filamento cromosomico deputato a trascinare con sé memorie, saperi e patrimoni immateriali». 

Una mostra a quattro mani – la 13esima ospitata dalla galleria d’arte e centro culturale nato dalla sinergia tra la parrocchia di San Sebastiano a Palazzolo e la cooperativa Mediblei – che ha per manifesto l’immagine di Zobeide, la città frutto di un sogno collettivo dove ogni uomo insegue un’immagine desiderata. «Nelle Città invisibili di Italo Calvino – spiegano i due artisti – Zobeide si rivela una trappola perché il sogno originale si perde e resta una realtà statica; qui è un luogo dal quale, volendo, si può scappare dall’ancestrale paura di ogni genitore e di ogni figlio a non essere corrisposti nei propri desideri. Perciò vorremmo – aggiungono – che questa mostra fosse anche una consolazione per ogni persona ancora in cerca della propria maniera di essere genitori o di essere figli. Nella molteplicità di accezioni in cui può essere declinato un tema così complesso». Il consiglio di Luigi e Sofia Franciosini è quello di procedere per sottrazione: «Non replicare le forme d’altri ma ricercare, nel quotidiano, il dettaglio che merita incanto e metterlo a dimora. Imparare insomma, per dirla con Calvino, “a riconoscere chi e cosa, in mezzo all’Inferno, non è Inferno, farlo durare e dargli spazio”».


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