È morto a 94 anni Bruno Contrada, l’ex agente del Sisde, i servizi segreti italiani, accusato di collaborare anche con Cosa Nostra e poi scagionato. A darne notizia è l’agenzia di stampa Agi, da fonti familiari. Il decesso sarebbe avvenuto ieri sera, poco prima di mezzanotte. I funerali si terranno lunedì, alle 10.30. alla chiesa […]
Morto Bruno Contrada: l’ex agente del Sisde al centro dei misteri delle stragi di Cosa nostra
È morto a 94 anni Bruno Contrada, l’ex agente del Sisde, i servizi segreti italiani, accusato di collaborare anche con Cosa Nostra e poi scagionato. A darne notizia è l’agenzia di stampa Agi, da fonti familiari. Il decesso sarebbe avvenuto ieri sera, poco prima di mezzanotte. I funerali si terranno lunedì, alle 10.30. alla chiesa di San Tommaso D’Aquino a Palermo. Arrestato la mattina della vigilia di Natale del 1992, Contrada viene condannato a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Quando li ha praticamente scontati – tra carcere e domiciliari -, interviene la Corte europea dei diritti dell’uomo e revoca la condanna. Secondo la corte internazionale, all’epoca dei fatti contestati a Contrada, il reato di concorso esterno non sarebbe stato «chiaro, né prevedibile». Stabilendo anche il via anche ai risarcimenti.
Le accuse dopo la strage di via D’Amelio
«C’è il dottor Contrada che è a disposizione della mafia», diceva il collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo, coinvolgendo l’ex agente nelle trame che hanno portato alla strage di via D’Amelio. Un nome, quello di Contrada, che si incrocia in più racconti con quelli dei giudici uccisi dalla mafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tra presunti incontri e riferiti sospetti dei due sull’ex agente, raccontati da varie fonti ma difficili da riscontrare. Nei giorni immediatamente successivi alla morte di Borsellino e della sua scorta, viene riferito al magistrato Antonio Ingroia – che assumerà l’accusa nei confronti dell’ex 007 – «che era stata notata, rilevata e accertata la mia presenza sul luogo della strage – racconta lo stesso Contrada – qualche attimo dopo la deflagrazione». Ma attraverso un passaparola di fonti di seconda mano.
La difesa di Bruno Contrada
Solo uno degli esempi, secondo l’ex agente, di racconti poco circostanziati su cui si sarebbe basata la sua condanna. «Tutte invenzioni di efferati criminali pagati dallo Stato – ha sempre risposto Contrada, dichiarandosi innocente -, capaci anche di passare sul cadavere della madre per avere la libertà. Oppure le accuse gli sono state suggerite da uomini che non voglio qualificare». Che pure Contrada ha messo nero su bianco, in un lungo elenco di nomi – tra pentiti, ex colleghi e professionisti della giustizia – in un esposto di 61 pagine presentato nel 2007. Una battaglia parallela a quella portata davanti alla Corte europea: per la qualificazione del reato, ma anche per ottenere una misura alternativa al carcere per motivi di salute e per alcune intercettazioni raccolte in un processo che non lo riguardava.
Le parole dei legali
«Un accanimento senza eguali, che non trova giustificazione in alcuna logica di giustizia». Così commenta Stefano Giordano, avvocato che ha assistito Contrada, ricordando le tre pronunce della Corte europea contro l’Italia, per il caso dell’ex agente. «È stato un simbolo di ciò che può accadere quando lo Stato si abbatte su un cittadino con tutto il peso della sua forza – continua – E senza mai chiedere scusa». Con i risarcimenti che non hanno potuto restituire gli anni trascorsi in detenzione. Ma Contrada, per il suo legale «ha avuto il merito raro di resistere e combattere per recuperare l’unica cosa che gli premeva davvero: il proprio onore di uomo delle istituzioni. È morto da incensurato».